Affama le bestie
Con il meno 4,2 per cento di settembre, il fatturato dell’industria italiana registra il nono calo mensile consecutivo: una perdita netta annua del 5,4. Ancora peggio gli ordinativi, al tredicesimo calo consecutivo, pari al meno 12,8 per cento annuo. In questa situazione rischia di essere una pericolosa perdita di tempo l’augurio che il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, proprio mentre l’Istat comunicava i dati sul fatturato industriale, ha rivolto alle parti sociali perché l’accordo sulla produttività tuttora in discussione tra Confindustria e sindacati “abbia il massimo consenso".
19 AGO 20

Con il meno 4,2 per cento di settembre, il fatturato dell’industria italiana registra il nono calo mensile consecutivo: una perdita netta annua del 5,4. Ancora peggio gli ordinativi, al tredicesimo calo consecutivo, pari al meno 12,8 per cento annuo. In questa situazione rischia di essere una pericolosa perdita di tempo l’augurio che il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, proprio mentre l’Istat comunicava i dati sul fatturato industriale, ha rivolto alle parti sociali perché l’accordo sulla produttività tuttora in discussione tra Confindustria e sindacati “abbia il massimo consenso, in quanto sarebbe nell’interesse del paese”. Poiché nelle ultime ore ha firmato anche la Uil, dopo che lo avevano già fatto Cisl e Ugl, pare che per il ministro dello Sviluppo il “massimo consenso” si realizzi soltanto se e quando la Cgil toglierà il proprio veto. Che Susanna Camusso a sua volta condiziona alla riammissione della Fiom al tavolo di trattativa dei metalmeccanici, dove l’intesa è già stata raggiunta su una piattaforma vicina alla linea di Sergio Marchionne: gli accordi si fanno e si rispettano con chi ci sta. Non solo: la Cgil è anche contraria a ogni modifica delle mansioni dei lavoratori e insiste per riversare le risorse sulla parte di stipendio uguale per tutti, e non sugli straordinari di produttività. Ma la Cgil da una parte, la tentazione neo concertativa degli industriali associati dall’altra, rischiano di trasformare l’accordo in una tela di Penelope, magari in attesa dei risultati elettorali. Perfino il Sole 24 Ore, quotidiano confindustriale che ovviamente sostiene la posizione di Viale dell’Astronomia, domenica si è lasciato sfuggire un giudizio tranchant sull’intesa in fieri, inserito però tra le righe di un articolo di cronaca: “Alla fine sulla ‘contrattazione collettiva per la produttività’, uno dei punti chiave e più dibattuti del documento messo a punto dopo oltre un mese di confronto, è prevalsa la linea più morbida, preferita dai sindacati”. E se lo dice il Sole 24 Ore, c’è da crederci. Il problema è che l’Italia ha già pagato abbastanza per questi giochetti triangolari tra governi, industriali e Cgil. Ha pagato nel differenziale di competitività che ci separa non solo dalla Germania, ma da tutti gli altri paesi forti.
Se vuole davvero fare la sua parte, il governo non deve fare altro che confermare la posizione espressa finora da Mario Monti e dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero. E usare l’arma che ha a disposizione, cioè i 2,2 miliardi di euro messi a disposizione con la legge di stabilità. Si diano soldi solo a chi si impegna in un accordo “di alto profilo” (Fornero dixit) sulla produttività, come fece Barack Obama con gli operai Chrysler e con Marchionne. Diversamente si risparmino del tutto quei soldi, non mancano cause migliori a cui destinarli.