Addio all’asse franco-tedesco
Fine dell’asse franco-tedesco? Nei fatti, sì. Almeno a leggere due dati speculari e simmetrici resi noti ieri. La Germania infatti ha registrato nel 2012 il tasso di disoccupazione più basso dal 1991, con i disoccupati che sono scesi al 6,8 per cento, secondo l’Agenzia federale del lavoro con sede a Norimberga. “Nel 2012 il mercato del lavoro si è confrontato con un contesto difficile. E ha reagito in maniera solida”, ha detto il direttore dell’Agenzia, Frank J. Weise.
19 AGO 20

Fine dell’asse franco-tedesco? Nei fatti, sì. Almeno a leggere due dati speculari e simmetrici resi noti ieri. La Germania infatti ha registrato nel 2012 il tasso di disoccupazione più basso dal 1991, con i disoccupati che sono scesi al 6,8 per cento, secondo l’Agenzia federale del lavoro con sede a Norimberga. “Nel 2012 il mercato del lavoro si è confrontato con un contesto difficile. E ha reagito in maniera solida”, ha detto il direttore dell’Agenzia, Frank J. Weise. Intanto i disoccupati sono scesi di altre 79 mila unità, ma nella confinante Francia, mentre continua il fuggi-fuggi di star e celebrità vessate dal fisco hollandiano (ieri l’attore Gérard Depardieu ha ottenuto la cittadinanza russa pur di non pagare tasse pari al 75 per cento sulla parte del reddito eccedente il milione di euro) il quadro è ben diverso. Lo ha detto un intellettuale come Nicolas Baverez, storico ed economista della Ecole nationale d’administration (Ena). In una lunga intervista al Figaro, Baverez ha detto ieri che la Francia costituirà la maggior minaccia per l’Eurozona e forse per l’economia mondiale nel 2013. “L’ultimo avanzo di bilancio l’abbiamo avuto nel 1973, cioè quarant’anni fa”, ha aggiunto Baverez al quotidiano, e “siamo l’unico paese sviluppato a non aver rimesso in ordine i conti dopo le crisi petrolifere”. “Ora la Francia rischia di vedere affondare il suo sistema produttivo, con un pil inferiore a quello del 2007, la produzione industriale in caduta del 12 per cento; un debito pubblico che arriverà al 92 per cento del pil, una spesa pubblica che supera il 57 per cento del prodotto interno lordo”.
Intanto, sostiene il saggista dell’Ena, la Francia rimarrà nuda di fronte ai mercati, mentre in questo 2013 diverrà il paese che più dovrà chiedere denaro a prestito in tutto il mondo, con oltre 200 miliardi di euro di emissioni da piazzare sui mercati, senza riuscire a liberarsi di una “religione della spesa pubblica che ha comportato un modello statalista, corporativo e protezionista che alimenta ristagno e recessione”. Tutto questo porterà a una “proletarizzazione della Francia e dei francesi”. Una cifra per tutte? il tasso di disoccupazione reale, dice Baverez, “cioè quello che comprende anche chi ha smesso di cercare lavoro, arriva al 15 per cento”. E in fondo basterebbe questo dato, più che doppio rispetto a quello della Germania, per far capire che l’asse Berlino-Parigi su cui si reggeva fino a qualche tempo fa – anche un po’ infingardamente – l’Eurozona, è davvero un souvenir del passato.