Urge scossa fiscale anticrisi per liberare energie e risorse sopite

Urge una “scossa fiscale per liberare energie sopite”. Serve un “riarmo intellettuale” per evitare eccessivi compiacimenti di aver tenuto durante la recessione. E’ indispensabile ristrutturare aziende e pubblica amministrazione per aumentare la produttività, e così sventare un rischio Grecia. Il placido presidente del Censis, Giuseppe De Rita, in una conversazione con il Foglio analizza poco placidamente l’economia e la politica italiana nei giorni in cui l’Europa cerca di fronteggiare una crisi da debito cercando di non smarrire il sentiero della crescita, nonostante le previsioni di ieri al ribasso del Fmi.
18 AGO 20
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Urge una “scossa fiscale per liberare energie sopite”. Serve un “riarmo intellettuale” per evitare eccessivi compiacimenti di aver tenuto durante la recessione. E’ indispensabile ristrutturare aziende e pubblica amministrazione per aumentare la produttività, e così sventare un rischio Grecia. Il placido presidente del Censis, Giuseppe De Rita, in una conversazione con il Foglio analizza poco placidamente l’economia e la politica italiana nei giorni in cui l’Europa cerca di fronteggiare una crisi da debito cercando di non smarrire il sentiero della crescita, nonostante le previsioni di ieri al ribasso del Fmi.
De Rita, anche come neo presidente della Fondazione di Rete Imprese Italia, l’organizzazione che da lunedì racchiude Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani, dice che anche il fisco rientra fra le necessità riformatrici per innescare una scossa per la ripartenza. Beninteso, aggiunge De Rita, non è una richiesta corporativa dei 2,6 milioni di associati a Rete Imprese ma una necessità sistemica: “Occorre un riarmo mentale, intellettuale, per liberare energia e libertà di intraprendere, soprattutto in una fase di uscita dalla recessione”.
I dati, come quelli di ieri contenuti nel rapporto Ocse sui salari, sono inequivocabili: il fisco italiano resta tra i più voraci del mondo. Anche se qualche agevolazione è andata di recente a beneficio delle famiglie con figli, il carico di tasse e previdenza in Italia è di dieci punti superiore alla media dei paesi industrializzati. De Rita non vuole addentrarsi in tecnicalità su tempi e modi per ridurre le imposte, ma ha una certezza: non possiamo stare fermi, altrimenti il rischio Grecia avanza.
Il presidente del Censis non intende passare per disfattista, anche perché non lo è: i quaderni con cui il Censis ha analizzato l’economia italiana durante la crisi testimoniano un approccio non pregiudizialmente negativo, al contrario. I punti di forza dell’Italia – basso debito privato, tessuto di piccole imprese, ruolo di ammortizzatore sociale della famiglia – che hanno prodotto una reputazione migliore di altri stati europei, come riconoscono anche le società di rating non bastano più: “Ci siamo salvati dalla burrasca – dice De Rita – ma adesso è sbagliato indulgere nel compiacersi”. Per questo oltre a una scossa fiscale in chiave pro crescita serve “un’operazione coraggiosa sul debito pubblico”, interventi risoluti e magari dolorosi sui dipendenti statali: “Non si può non toccare anche il settore del pubblico impiego, il caso ellenico ci insegna anche questo”.
La parola d’ordine è “ristrutturare per aumentare la produttività”, nella pubblica amministrazione e nell’industria: “La politica degli incentivi ad alcuni settori del manifatturiero va superata”. Il motivo è una metamoforsi dell’economia italiana non ancora colta appieno: il peso dell’industria per la formazione del pil è calante, quello del terziario è crescente ma deve essere incanalato in sentiero di sviluppo: “I primi segnali della primavera indicano una ripartenza del manifatturiero e dei comparti legati all’industria, ma solo l’industria non basta. Perché il settore terziario, e parlo quindi anche di commercio, artigianato, turismo, ad esempio, pesa a oggi per il 71 per cento del valore aggiunto prodotto in Italia, il 55 per cento delle imprese attive e il 66 per cento dell’occupazione”. Ma la terza gamba del sistema economico italiano, quella terziaria, “è anchilosata, e così rischia di rallentare tutta l’economia”. Ristrutturare, dunque, puntando sulla qualità, dice De Rita, non blandendo, anzi, quelle stesse imprese e confederazioni che lo hanno voluto alla presidenza della Fondazione Rete Imprese.
Nella ristrutturazione istituzionale De Rita ricomprende anche il federalismo, compreso quello fiscale, partendo da una constatazione: “Il tessuto italiano è composto per il 70 per cento da distretti industriali. Se il localismo vuole avere una traduzione politica deve trovare uno schema istituzionale adeguato che permetta di sfruttare questa spinta”. Il sociologo pensa anche a un atto di responsabilità nazionale, dai contorni solo abbozzati, per convogliare risorse: “Ovvio che non penso a una nuova tassa come quella che fu decisa per entrare nell’euro, ma servirebbe un’operazione di coinvolgimento collettivo. Chessò, anche un Bot ad hoc per i 150 anni dell’Unità d’Italia, potrebbe servire”.