RiformeRai

In Rai tutti si aspettano grandi capovolgimenti a breve e c’è chi ha voluto vedere nelle parole pronunciate domenica al Festival di Trento dal presidente del Consiglio un preavviso di sfratto per il direttore generale della tv di stato, Luigi Gubitosi. Niente di più lontano dalla realtà. Alcune teste salteranno in Rai, c’è da esserne sicuri, ma è perché certe reti non fanno audience o alcuni direttori di tg hanno pessimi rapporti con la redazione. In compenso Gubitosi resterà e farà quello che gli ha chiesto di fare Renzi: trovare il modo di operare dei tagli nell’azienda. Per il prossimo direttore generale c’è da aspettare ancora un anno.
18 AGO 20
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In Rai tutti si aspettano grandi capovolgimenti a breve e c’è chi ha voluto vedere nelle parole pronunciate domenica al Festival di Trento dal presidente del Consiglio un preavviso di sfratto per il direttore generale della tv di stato, Luigi Gubitosi. Niente di più lontano dalla realtà. Alcune teste salteranno in Rai, c’è da esserne sicuri, ma è perché certe reti non fanno audience o alcuni direttori di tg hanno pessimi rapporti con la redazione. In compenso Gubitosi resterà e farà quello che gli ha chiesto di fare Renzi: trovare il modo di operare dei tagli nell’azienda. Per il prossimo direttore generale c’è da aspettare ancora un anno.

Adesso, quindi, chi si trova in grande difficoltà è il sindacato dei giornalisti, l’Usigrai, che ha provato a sfidare il premier, sicuro che nel Pd sarebbe apparso il solito Partito Rai a dare manforte. Peccato che anche quel partito sia ormai dato per disperso. E adesso l’Usigrai versa in condizioni peggiori di Susanna Camusso, che nonostante i proclami post congressuali e gli articoli compiacenti di quasi tutti i giornali, dopo le assise della Cgil, deve ancora riuscire a metter su la segreteria perché non ha più quella maggioranza bulgara di cui disponeva prima.
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Ma perché Raffaele Fitto si è mosso con tanta fretta e senza nessun senso dell’opportunità? Certo non per paura di Toti, perché non c’è un solo esponente di Forza Italia che creda possa essere lui il successore, e infatti la guerra delle preferenze tra i due descritta dai giornali con una certa enfasi appariva piuttosto ridicola. E non è nemmeno il timore della discesa in campo di Marina Berlusconi: raccontano che i sondaggi dicono che tra lei e Renzi non c’è partita. E, comunque, le elezioni sono lontane. E allora? Ci sono due scuole di pensiero. La prima secondo la quale, semplicemente, Fitto vuole fare il leader di una sostanziosa minoranza all’interno di FI così da poter contare e dire la sua nell’eventualità di un ricompattamento di tutto il centrosinistra. La seconda gli attribuisce mire più ambiziose. Secondo questa scuola di pensiero, infatti, Fitto vorrebbe ripercorrere le tappe percorse da Matteo Renzi quando decise di conquistare il Partito democratico.

E a proposito di Renzi, tutti, a cominciare da lui, continuano a dire che non ci sarà nessun rimpasto di governo. Ma qualche voce bene informata che proviene dal giro del presidente del Consiglio, lì al Nazareno, sussurra che il rimpasto (anche se poi non si chiamerà così perché è un nome che sa troppo di Prima Repubblica) ci sarà, eccome. Ma non adesso. Bensì in autunno.