Lingotto investito in Borsa
Perché d’un tratto i mercati sono scettici su Marchionne
Ma quant’è effimera la fiducia dei mercati. Quello di analisti e gestori per l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, sembrava un amore imperituro, in grado di reggere a tempeste finanziarie e anche a crisi di vendita delle vetture del Lingotto. E invece, in meno di un mese, il titolo della Casa di Torino ha lasciato sul terreno circa un terzo del suo valore. Ieri a Piazza Affari Fiat ha chiuso a meno 11,8 per cento. E la tempesta, lungi dal diminuire d’intensità, ormai impazza, alimentata da notizie di segno negativo.
18 AGO 20

Ma la Borsa, da quel fatidico 26 luglio, ha voltato le spalle a Marchionne, intaccando il suo prestigio anche presso la Real Casa di Torino, sgomenta dal brusco calo delle quotazioni che anticipa un anno di magra per i dividendi. Certo, il settore dell’auto, ciclico per eccellenza, è stato il primo a pagare il conto della recessione prossima ventura che i mercati danno quasi per scontata, dopo la frenata della Germania e la congiuntura a marce ridotte degli Stati Uniti. Goldman Sachs ieri ha tagliato le stime sulle vendite di automobili in Europa e negli Stati Uniti per il 2012 rispettivamente del 7 e del 3 per cento, a 13,5 milioni e a 17,3 milioni dai precedenti 14,5 e 17,8 milioni, come riflesso di un rallentamento della crescita economica globale. Così l’indice di settore europeo ha lasciato sul terreno un cinque per cento abbondante, secondo un copione che si ripete da settimane, da quando cioè alcune grandi case di investimento, come Ubs, hanno consigliato la clientela di incassare i guadagni sull’auto e di puntare in altre direzioni, tipo la finanza bersagliata senza pietà.
Non solo: con i titoli bancari protetti dall’ombrello della Bce, che continua ad acquistare titoli di stato dei paesi europei più indebitati, e lo short selling messo al bando per qualche giorno, le velleità venditrici dei ribassisti si concentrano sui titoli ciclici, tipo Fiat appunto. Ma la crisi generale spiega solo a metà i guai di Fiat che ieri ha perduto giusto il doppio della concorrenza. E qui le ragioni si moltiplicano. Nell’ordine, pesano il dato, pessimo, delle vendite sul mercato italiano che a luglio risulta in calo del 10 per cento abbondante sul 2010; l’avvio deludente delle vendite di “500” sul mercato statunitense. Laura Soave, responsabile del marchio, ha già ammesso che non verrà centrato, salvo miracoli, l’obiettivo dei 50 mila pezzi venduti. Intanto, giusto per appannare l’immagine del gruppo oltre Oceano, si sono aggiunti i guai di Maserati, obbligata a richiamare una serie di auto già vendute. Due giorni fa è arrivato pure l’affondo di Ratan Tata, membro del cda Fiat e partner di quella joint-venture indiana da cui il Lingotto molto si aspettava, il quale ha detto che questo accordo, così come è oggi, sarà da rivedere, perché se le Fiat non si vendono dalle parti del Gange non è certo colpa sua. Infine anche il gioiello del gruppo, la Fiat brasiliana, perde colpi. Ieri la filiale sudamericana ha diffuso un comunicato per smentire di essere stata scavalcata da Volkswagen come prima Casa del paese: il sorpasso del gruppo tedesco nei primi 15 giorni di agosto “si deve esclusivamente al calendario di promozioni nelle vendite”. Comunque in questa prima metà del mese le immatricolazioni della società di Betìm sono scese del 4,4 per cento annuo in un mercato in crescita dell’1,7 per cento.
Insomma, il postino porta cattive nuove ad Auburn Hills, Michigan, quartier generale della Fiat-Chrysler di Marchionne, già alle prese con una sfida delicata: convincere le agenzie di rating, a confermare il rating del Lingotto nel prossimo esame di ottobre nonostante il consolidamento di Chrysler, gravata da un fardello di debiti consistente. E’ questo che rende il crollo di Borsa così pericoloso. Una Fiat debole potrebbe essere obbligata a far cassa, magari con una quotazione in Borsa di Ferrari, prospettiva contro cui si è già schierato Luca Cordero di Montezemolo, che gode della fiducia di una parte del clan. E che, particolare non da poco, è in ottimi rapporti, lui, con Ratan Tata che vende nelle sue boutique indiane i mobili di Poltrona Frau.
Insomma, il postino porta cattive nuove ad Auburn Hills, Michigan, quartier generale della Fiat-Chrysler di Marchionne, già alle prese con una sfida delicata: convincere le agenzie di rating, a confermare il rating del Lingotto nel prossimo esame di ottobre nonostante il consolidamento di Chrysler, gravata da un fardello di debiti consistente. E’ questo che rende il crollo di Borsa così pericoloso. Una Fiat debole potrebbe essere obbligata a far cassa, magari con una quotazione in Borsa di Ferrari, prospettiva contro cui si è già schierato Luca Cordero di Montezemolo, che gode della fiducia di una parte del clan. E che, particolare non da poco, è in ottimi rapporti, lui, con Ratan Tata che vende nelle sue boutique indiane i mobili di Poltrona Frau.