La generazione non irrilevante

La Giornata mondiale della gioventù che si tiene in questi giorni a Madrid riporta in primo piano la Spagna, a maggior ragione dopo che ieri a mezzogiorno è arrivato Benedetto XVI. Ad accoglierlo all’aeroporto, assieme a re Juan Carlos e alla regina Sofia, c’era anche il premier socialista Zapatero, impegnato a trovare una via d’uscita dalla grave crisi economica che ha scatenato le proteste degli Indignados. Qualcuno di loro, cambiando momentaneamente obiettivo, se l’è presa anche con la Gmg. Leggi Un vero indignado a Madrid
18 AGO 20
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Sergio Soave, editorialista del Foglio e di Avvenire, conosce bene la realtà spagnola. “Prima gli Indignados venivano presi sul serio anche dalla stampa cattolica spagnola (e italiana), adesso invece creano qualche imbarazzo. Lo trovo piuttosto divertente. Certo, con una disoccupazione giovanile al 40 per cento il disagio è forte e diventa difficile distinguere tra le ragioni giuste della protesta e le forme violente che ha assunto. In ogni caso, un certo anticlericalismo resiste. In fondo è normale in un paese in cui c’è stata una fortissima alleanza trono-altare. Zapatero ormai è a fine corsa e sembra che i dogmi laicisti siano rimasti gli unici capisaldi da difendere. Però le centinaia di migliaia di giovani cattolici riuniti a Madrid sono un fatto”. Il guaio è, secondo Soave, che “la chiesa spagnola è divisa in se stessa e in questi anni non è riuscita a fare un discorso culturale come quello che da noi ha portato avanti il cardinale Ruini. La modernità non è stata sfidata sul suo terreno: o è stata assecondata supinamente o ci si è arroccati su posizioni sanfediste”.
Don Filippo Di Giacomo, ieri sull’Unità, ha detto di non credere alla “riedizione della guerra tra le due Spagne” perché “le analisi sociali più approfondite scoprono credenti e non credenti, quasi in uguale misura, in entrambi i casi”. Qui secondo Di Giacomo c’è qualcosa di nuovo, non è un “catholic pride” fotocopia di tanti altri raduni giovanili. Citando l’arcivescovo di Madrid, cardinale Rouco Varela, don Di Giacomo descrive la nascita della “generazione BXVI, quella della ‘Gmg.3’, la terza ondata di quella nuova evangelizzazione che la chiesa affida ai giovani”. Che un milione e mezzo di famiglie abbiano lasciato andare i loro figli a Madrid pochi mesi dopo “quel 2010 che nella storia della chiesa verrà certamente ricordato come ‘l’anno zero’ dell’istituzione clericale”, travolta dallo scandalo dei preti pedofili, è una “profezia” da non sottovalutare.
Ieri sera, nel suo appuntamento quotidiano su TV2000, Dino Boffo ha fatto notare come con la Giornata mondiale della gioventù “il papato romano, cioè una delle istituzioni più longeve della storia, monumentale e monolitica, ha dato vita a una delle manifestazioni più sprint della postmodernità. L’istituzione si è saldata al carisma, ha generato il carisma. Anche dal punto di vista scientifico, proprio delle dinamiche istituzionali, è un caso che meriterebbe di essere studiato. E questo è potuto avvenire perché l’istituzione non ha pensato a se stessa – quando si pensa a se stessi non si è mai così efficaci – ma ha pensato all’umanità, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo”. In questo senso, ha detto il direttore della tv della Cei rispondendo a un telespettatore che vedeva nella Gmg solo del marketing religioso, “la chiesa è un’istituzione strana: non ha paura dei giovani, ma nemmeno li lusinga. Piuttosto dice loro: siate anticonformisti, non lasciatevi intruppare, sorprendete chi su di voi ha delle attese banali”.