In America si lavora
I 217 mila posti di lavoro creati il mese scorso negli Stati Uniti illustrano una tendenza positiva in fase di consolidamento: questo, e non la performance mensile in sé, è l’aspetto fondamentale dei dati pubblicati ieri dal dipartimento del Lavoro americano. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 6,3 per cento, contro le aspettative di molti analisti, che pensavano a un rimbalzo dopo la rapida caduta di aprile. In termini di posti di lavoro creati, gli ultimi quattro mesi sono stati i migliori che l’America abbia visto dalla fine degli anni Novanta, ottimo segnale per la salute del mercato del lavoro e certamente oggetto di riflessione per il board della Fed, che dovrà decidere quando riprendere ad alzare i tassi.
18 AGO 20

I 217 mila posti di lavoro creati il mese scorso negli Stati Uniti illustrano una tendenza positiva in fase di consolidamento: questo, e non la performance mensile in sé, è l’aspetto fondamentale dei dati pubblicati ieri dal dipartimento del Lavoro americano. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 6,3 per cento, contro le aspettative di molti analisti, che pensavano a un rimbalzo dopo la rapida caduta di aprile. In termini di posti di lavoro creati, gli ultimi quattro mesi sono stati i migliori che l’America abbia visto dalla fine degli anni Novanta, ottimo segnale per la salute del mercato del lavoro – accolto di conseguenza dalla Borsa – e certamente oggetto di riflessione per il board della Fed, che dovrà decidere quando riprendere ad alzare i tassi. Che tutto sommato è un buon problema da avere.
[**Video_box_2**]L’America, insomma, crea posti di lavoro, cresce, si muove, sfrutta le spinte della Fed per risollevarsi e riprendere a camminare con le proprie gambe. Per questo qualche eccesso di entusiasmo può capitare. Ieri, alla pubblicazione dei dati, si è gridato al risultato storico perché l’America ha recuperato tutti i nove milioni di posti di lavoro persi durante la crisi. Il problema è che nel frattempo si sono aggiunti alla popolazione in età lavorativa 16 milioni di americani, dunque ci sono ancora sette milioni di lavoratori che mancano all’appello. Senza contare lo strutturale restringimento della forza lavoro, cioè la somma degli americani che hanno oppure stanno attivamente cercando un’occupazione. Ma sono meglio i peccati di entusiasmo americani che gli apocalittici sentimenti europei.
[**Video_box_2**]L’America, insomma, crea posti di lavoro, cresce, si muove, sfrutta le spinte della Fed per risollevarsi e riprendere a camminare con le proprie gambe. Per questo qualche eccesso di entusiasmo può capitare. Ieri, alla pubblicazione dei dati, si è gridato al risultato storico perché l’America ha recuperato tutti i nove milioni di posti di lavoro persi durante la crisi. Il problema è che nel frattempo si sono aggiunti alla popolazione in età lavorativa 16 milioni di americani, dunque ci sono ancora sette milioni di lavoratori che mancano all’appello. Senza contare lo strutturale restringimento della forza lavoro, cioè la somma degli americani che hanno oppure stanno attivamente cercando un’occupazione. Ma sono meglio i peccati di entusiasmo americani che gli apocalittici sentimenti europei.