Classica pezza alla Obama

L’espressione contrita che Barack Obama ha sfoggiato ieri non deve ingannare. Il presidente ha offerto le sue sentitissime scuse a milioni di persone che chiedono soltanto di poter mantenere il proprio piano assicurativo, come del resto Obama aveva promesso, e di non essere costretti a cambiare polizza su indicazione di un sito web che peraltro non funziona. Sentitissime scuse, dunque, ma niente soluzioni definitive.
18 AGO 20
Immagine di Classica pezza alla Obama
L’espressione contrita che Barack Obama ha sfoggiato ieri non deve ingannare. Il presidente ha offerto le sue sentitissime scuse a milioni di persone che chiedono soltanto di poter mantenere il proprio piano assicurativo, come del resto Obama aveva promesso, e di non essere costretti a cambiare polizza su indicazione di un sito web che peraltro non funziona. Sentitissime scuse, dunque, ma niente soluzioni definitive. Obama ha negato l’ipotesi di un emendamento legislativo, ha concesso soltanto un aggiustamento, una pezza esecutiva di quelle in cui il presidente è specialista, che permette ai titolari di una polizza in essere di mantenerla per tutto il 2014, non di più. Che l’accomodamento non piaccia ai repubblicani è scontato, e oggi alla Camera plana un disegno di legge per rifomare l’Obamacare, sentina di tutti i mali di big government; per la verità non piace molto nemmeno ai democratici, che al Senato hanno pronto un emendamento – detto “emendamento Clinton”, dato che l’ex presidente ha espresso perplessità sulla parte contestata della legge – che costringerebbe il presidente a mantenere le sue promesse. Problema: mantenere le promesse è troppo costoso, la riforma collasserebbe. E anche soltanto l’aggiustamento annunciato ieri “destabilizzerà il mercato e produrrà premi più alti per gli utenti”, dice l’associazione che rappresenta le compagnie assicurative, perfetta immagine del cul de sac in cui si è cacciato Obama.