Buttate il cacciavite
Il dato del pil nel terzo trimestre – meno 0,1 per cento – reso finalmente noto dall’Istat dopo una querelle con il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, certifica per l’Italia il ventisettesimo mese di recessione: peggior risultato europeo dopo la Grecia. Per attutirne l’impatto l’Istat ha corredato la cifra (nota ufficiosamente, ma uscita prima da Bruxelles e poi da Roma) con varie tecnicalità. Ma non cambia il risultato né la proiezione su fine anno: un pil a meno 1,9 per cento, rispetto all’1,8 fino a ieri stimato dal governo. Solo mezzo punto meglio del meno 2,4 del governo di Mario Monti.
18 AGO 20

Il dato del pil nel terzo trimestre – meno 0,1 per cento – reso finalmente noto dall’Istat dopo una querelle con il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, certifica per l’Italia il ventisettesimo mese di recessione: peggior risultato europeo dopo la Grecia. Per attutirne l’impatto l’Istat ha corredato la cifra (nota ufficiosamente, ma uscita prima da Bruxelles e poi da Roma) con varie tecnicalità. Ma non cambia il risultato né la proiezione su fine anno: un pil a meno 1,9 per cento, rispetto all’1,8 fino a ieri stimato dal governo. Solo mezzo punto meglio del meno 2,4 del governo di Mario Monti. Rispetto al quale il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha però beneficiato di quattro atout: il “lavoro sporco” dei tecnici su pensioni e tasse; le larghe intese; l’avvio del pagamento dei debiti alle imprese; la riduzione del costo del debito pubblico propiziato dalla Banca centrale europea. Solo su questo fronte il Tesoro stima che la media degli interessi scenderà al 2,08 per cento, minimo storico.
Eppure l’indebitamento tocca il record di 2.068 miliardi rispetto ai 1.989 di fine 2012; mentre la spesa pubblica cresce al ritmo di tre punti percentuali. Letta insiste che “la crescita è dietro l’angolo”, e il segno “più” certamente riapparirà. Ma non per merito del governo quanto della (fragile) ripresa europea. La realtà è che la “politica del cacciavite” (“non per mezzo di grandi riforme epocali”) con la quale Lewtta ha rassicurato partiti, sindacati e corporazioni non poteva che rivelarsi l’antitesi del riformismo. Non a caso l’altra grande inguaiata d’Europa, la Francia, ha seguito la stessa strada di molti annunci e zero fatti. E allora buttatelo quel cacciavite.