Bondi: "Senza un chiarimento vero e definitivo non ci sarà pace con Fini"

Al direttore - Sono indotto ancora una volta a sottoporle alcune considerazioni, soprattutto dopo aver letto il suo editoriale di ieri dedicato al Pdl. Lei sostiene, in sostanza, che riconoscere all’on. Fini il diritto e la legittimità di sostenere all’interno del Popolo della libertà una posizione critica, se pure minoritaria, rappresenterebbe un atto di saggezza politica da parte del presidente del Consiglio, in linea con i suoi interessi di stabilizzare il quadro politico e di governo. Mi permetta di obiettare. di Sandro Bondi Leggi Come fare la pace nel Pdl
18 AGO 20
Immagine di Bondi: "Senza un chiarimento vero e definitivo non ci sarà pace con Fini"
Finora, infatti, nel Pdl la discussione e il confronto non sono mancati, non sono stati soffocati, anzi si sono manifestati liberamente. Per di più in un modo tale che, sia sulle questioni squisitamente politiche che su quelle programmatiche, si sono formate, nel corso del dibattito nelle sedi di partito, convergenze che non ricalcano affatto le precedenti etichette di partito, prova questa fra le più significative della validità e del successo della nascita del nuovo partito.
Addirittura su alcune questioni, come quella riguardante il rapporto con l’Udc e la scelta dei candidati alle recenti elezioni regionali, lo stesso presidente del Consiglio ha sollecitato un libero confronto e una libera assunzione di responsabilità da parte dei componenti dell’ufficio di presidenza, accettando un responso che non coincideva, come è noto, con le sue valutazioni.
La mia opinione, perciò, non sulla base di un sentimentalismo politico bensì di un stringente ragionamento, è che le ragioni della spaccatura che si è manifestata nel corso dei lavori della Direzione siano più profonde di quelle di un legittimo dissenso nelle sedi del partito che nessuno potrebbe ragionevolmente non riconoscere.
L’on. Fini ha condotto e conduce il confronto, come ho cercato di argomentare nel corso di una precedente missiva, con una logica divisiva e lacerante, che sembrano preludere non dico a una separazione ma alla delineazione di una storia non in continuità ma in radicale alternativa a quei risultati comuni che hanno consentito in questi anni di traguardare risultati storici, come la nascita del Pdl e una intensa e positiva esperienza di governo. Questa mia convinzione è avvalorata da molteplici e costanti interventi di studiosi raccolti nella fondazione presieduta dall’on. Fini, i quali non nascondono affatto di pensare e di lavorare ad un’altra destra, ad un’altra politica, perfino ad un’altra Italia rispetto a quella prefigurata da Berlusconi e da quelli che designano con disprezzo berlusconiani.
La radice del dissenso è ancora più profonda perché l’on. Fini rappresenta, a mio avviso, una politica che si identifica completamente, che accetta totalmente la realtà, secondo gli stessi schemi della sinistra, senza più un approccio critico e una visione della realtà che si incarni in una concezione della libertà fondamentalmente come responsabilità e non come progressivo ampliamento dei diritti della libertà.
E’ curioso che lo ricordi proprio a lei che è stato ed è uno dei più coerenti e coraggiosi alfieri di questa concezione della libertà, nell’alveo della rivendicazione del valore della verità e della vita, cristianamente pur se laicamente intesi. Se ciò che ho scritto ha un minimo fondamento, allora è chiaro che la ricucitura, la pace, la ricerca di un modus vivendi, la legittimità di una minoranza interna al nostro movimento politico, non sono questioni facili da raggiungere, proprio perché le radici del dissenso politico sono molto più profonde di quanto non si voglia ammettere.
Credo che sia più onesto ammettere apertamente queste difficoltà, in un libero confronto, piuttosto che sottacerle, rinviando un chiarimento vero e definitivo.
Con amicizia. Suo
Sandro Bondi