Bce come soluzione finale
E’ quasi una lettera immaginaria quella che la Bce ha inviato agli stati dell’Eurozona, simile a quella reale inviata lo scorso agosto da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, al governo di Roma, che condizionava l’acquisto, per altro non illimitato, di nostri titoli pubblici all’adempimento di una serie di condizioni per il pareggio del bilancio e la crescita, con politiche strutturali.
18 AGO 20

E’ quasi una lettera immaginaria quella che la Bce ha inviato agli stati dell’Eurozona, simile a quella reale inviata lo scorso agosto da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, al governo di Roma, che condizionava l’acquisto, per altro non illimitato, di nostri titoli pubblici all’adempimento di una serie di condizioni per il pareggio del bilancio e la crescita, con politiche strutturali. Ora il direttorio franco-tedesco, convinto, un po’ in ritardo, che il problema non riguarda peculiarmente l’Italia, ma il complesso dell’Eurozona, sta cercando di porre in essere un patto vincolante plurilaterale fra stati membri, relativo alle politiche del bilancio per ridurre l’eccesso di debito e di deficit, e quindi persuadere la Bce che essa ha un fondato motivo per intervenire con un’azione più drastica, nel sostegno dei titoli pubblici degli stati membri. Questo accordo sarebbe una tacita risposta alla circolare immaginaria di Eurotower agli stati. Ma è dubbio che ciò basti a ridare fiducia nell’euro.
Non è più tempo di scambi. Proprio perché ciascuno deve essere rispettoso dell’altrui indipendenza, gli stati dell’Eurozona dovrebbero scrivere anche essi alla Banca centrale europea una sorta di lettera immaginaria in cui, premesso che ciascuno è autonomo, le facciano rilevare che anche se loro non adempiono al proprio compito, rimane quello di Eurotower di agire da banca centrale e, pertanto, di operare da prestatore di ultima istanza per evitare la crisi monetaria e di liquidità, che in questo caso si identificherebbe con la caduta dell’euro. Nel gioco del cerino acceso, il giocatore finale rimane la Bce.