Tra lesbo-chic e “Drive In”
Dopo l’Unità, anche il Fatto insinua ma non rileva granché, quando pubblica una manciata di foto scattate ad Arcore o in qualche discoteca, e ritenute utili quanto basta alla trasformazione mediatica di una festa in un’orgetta softcore. Polemizzare una volta in più contro gli spacciatori di documenti giudiziari e gossipari suonerebbe vano, come gettare acqua vergine in un pozzo sperando di ripulirlo dalla melma. Più interessante è forse indagare con spirito non serioso ma un po’ semiologico il significato degli scatti in questione e il loro uso puritanamente censorio.
17 AGO 20

Dopo l’Unità, anche il Fatto insinua ma non rileva granché, quando pubblica una manciata di foto scattate ad Arcore o in qualche discoteca, e ritenute utili quanto basta alla trasformazione mediatica di una festa in un’orgetta softcore. Polemizzare una volta in più contro gli spacciatori di documenti giudiziari e gossipari suonerebbe vano, come gettare acqua vergine in un pozzo sperando di ripulirlo dalla melma.
Più interessante è forse indagare con spirito non serioso ma un po’ semiologico il significato degli scatti in questione e il loro uso puritanamente censorio. Tolta un’istantanea goliardica di Lele Mora, restano due bacini saffici, un paio di gambe nude con piedi dalle unghie smaltate, una fanciulla (Barbara Guerra, scrivono) abbigliata come la migliore poliziotta statunitense di un immaginario da anni Ottanta (manette in mano e scollatura felice).