Rigorismo non depressivo

L’Eurogruppo ha autorizzato la Spagna a ritoccare verso l’alto l’obiettivo del deficit al 4,4 per cento nel 2012, che comporterebbe una discesa di 4,1 punti sul 2011. Il premier spagnolo, Mariano Rajoy, voleva alzare il traguardo per il 2012 al 5,8 e Bruxelles ha suggerito il 5,4: comunque l’impegno spagnolo diminuisce di un punto. Poiché la disoccupazione spagnola è già al 23 per cento, un eccesso di rigore avrebbe potuto innescare una spirale recessiva pericolosa non solo per la Spagna ma anche per il resto dell’Eurozona di cui la Spagna è una componente non secondaria.
17 AGO 20
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L’Eurogruppo ha autorizzato la Spagna a ritoccare verso l’alto l’obiettivo del deficit al 4,4 per cento nel 2012, che comporterebbe una discesa di 4,1 punti sul 2011. Il premier spagnolo, Mariano Rajoy, voleva alzare il traguardo per il 2012 al 5,8 e Bruxelles ha suggerito il 5,4: comunque l’impegno spagnolo diminuisce di un punto. Poiché la disoccupazione spagnola è già al 23 per cento, un eccesso di rigore avrebbe potuto innescare una spirale recessiva pericolosa non solo per la Spagna ma anche per il resto dell’Eurozona di cui la Spagna è una componente non secondaria.

Ciò contribuisce a spiegare perché il ministro tedesco dell’Economia, Wolfgang Schäuble, ha assunto l’iniziativa di vincere le resistenze dei falchi che sostenevano che questa concessione a Madrid creasse un precedente pericoloso per nuove deroghe a favore di altri stati. Ad esempio l’Olanda, che sino a ieri era fra i predicatori del rigorismo e ora che fa fatica a raggiungere il traguardo del deficit del 4,1, vorrebbe fermarsi al 4,5. Schäuble ha argomentato che la Spagna ha già compiuto buoni progressi nelle riforme strutturali e che i mercati finanziari stanno riconoscendo che le politiche di consolidamento in corso in Europa hanno successo.

Ciò, in effetti, è confermato dall’andamento molto positivo dell’asta di oltre 7 miliardi di nostri Buoni del Tesoro annuali che hanno registrato un rendimento dell’1,4 per cento, contro il 2,2 dell’asta precedente, mentre lo spread sui nostri Btp è rimasto a 309 punti e quello dei Bonos spagnoli a 330.

Anche gli iper rigoristi cominciano a percepire il pericolo che obiettivi troppo esigenti, generando effetti depressivi sull’economia europea, sono controproducenti. D’altra parte la politica di prestiti triennali alle banche all’1 per cento attuata dalla Banca centrale europea presieduta da Mario Draghi, mentre aiuta la discesa dei tassi di interesse, non riesce ancora ad aumentare il credito alle economie degli stati dell’euro.

Certo, le banche al riguardo hanno la loro responsabilità. Ma se la domanda globale dell’Eurozona diminuisce troppo rapidamente, i prestiti alle imprese diventano troppo rischiosi e l’esortazione a che esse facciano la loro parte risulta una vuota retorica. Anche perché a incidere sull’erogazione c’è pure la regolamentazione vincolistica della Vigilanza.