Riforma agraria a Pyongyang
Il governo della Corea del nord è pronto a varare la prima riforma agraria della sua storia. La notizia non è ancora ufficiale – l’Assemblea suprema del popolo si riunirà oggi –, ma diverse fonti locali l’hanno confermata ai media stranieri: i contadini non saranno più costretti a consegnare tutto il raccolto allo stato, ma potranno tenerne una parte – si dice addirittura tra il 30 e il 50 per cento del totale – per la propria sussistenza e per venderla nei mercati locali
17 AGO 20

Il governo della Corea del nord è pronto a varare la prima riforma agraria della sua storia. La notizia non è ancora ufficiale – l’Assemblea suprema del popolo si riunirà oggi –, ma diverse fonti locali l’hanno confermata ai media stranieri: i contadini non saranno più costretti a consegnare tutto il raccolto allo stato, ma potranno tenerne una parte – si dice addirittura tra il 30 e il 50 per cento del totale – per la propria sussistenza e per venderla nei mercati locali. Nelle intenzioni delle autorità di Pyongyang, gli agricoltori saranno incentivati a produrre di più e meglio, risolvendo in parte i problemi di denutrizione della popolazione e l’incontrollato aumento dei prezzi (quello del riso sarebbe raddoppiato tra giugno e agosto). Inoltre, si ridurrebbe la quantità di generi alimentari importati dalla Cina. Infatti, fin dal 1990 – anno della terribile carestia da cui l’economia del paese non si è più ripresa – la Corea del nord ha bisogno ogni anno di circa 5 milioni di tonnellate di grano e patate per sfamare la popolazione.
Il piano di riforme – che non tocca il divieto di commerciare beni giapponesi, sudcoreani e americani – sembra ricalcare quello varato dalla Cina post maoista tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80, quando Pechino concesse ai contadini di disporre come meglio credessero delle eccedenze dei prodotti da loro coltivati. E’ al modello cinese che il leader Kim Jong-un guarda sempre più insistentemente per riformare (seppure con prudenza) il regime fondato dal “presidente eterno” Kim Il-sung alla fine degli anni 40. Prende a esempio l’esperienza di Deng Xiaoping, vuole allontanare gradualmente la vecchia guardia militare e conservatrice di cui si era attorniato il padre. Forse, dietro l’aspetto di trentenne impacciato svezzato alla politica dagli zii invadenti, pluridecorati e cresciuti nel mito del padre della patria, Kim Jong-un è solo un giovane che si chiede perché il suo paese non possa diventare una piccola e ricca Cina.