Privacy a singhiozzo
Strano rapporto quello dell’Italia ufficiale con il diritto alla riservatezza dei cittadini. A mo’ di premessa sarà bene notare che il nostro infatti è pur sempre il paese in cui l’ex garante della Privacy, il professore emerito Stefano Rodotà, ha a lungo intrattenuto piazze e palazzetti – come è accaduto fino a qualche mese fa, Berlusconi e antiberlusconismo imperanti – osannato da folle tenute assieme da uno slogan a dir poco orwelliano: “Intercettateci tutti”.
17 AGO 20

Strano rapporto quello dell’Italia ufficiale con il diritto alla riservatezza dei cittadini. A mo’ di premessa sarà bene notare che il nostro infatti è pur sempre il paese in cui l’ex garante della Privacy, il professore emerito Stefano Rodotà, ha a lungo intrattenuto piazze e palazzetti – come è accaduto fino a qualche mese fa, Berlusconi e antiberlusconismo imperanti – osannato da folle tenute assieme da uno slogan a dir poco orwelliano: “Intercettateci tutti”. Da garante della privacy a garante degli origliatori, come scrivemmo allora sul Foglio, il passo evidentemente fu breve.
Voltata pagina politica, ed entrati nell’era della tecnica al governo, il garante per la Protezione dei dati personali trova ancora un modo non propriamente ortodosso per far parlare di sé. Nella cappa di austerity che grava sull’Europa, con il governo italiano impegnato tra le altre cose nell’ennesima battaglia per contrastare l’evasione fiscale, ecco la formula con la quale il costituzionalista e garante Francesco Pizzetti è riuscito a bucare le prime pagine dei giornali: “E’ proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli – ha detto presentando un bilancio dei suoi 7 anni di attività a capo dell’Authority – E’ proprio dello stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno stato democratico, il cittadino ha diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori”. Per monitorare i movimenti finanziari dei cittadini in banca, fa capire Pizzetti, siamo in presenza di “strappi forti allo stato di diritto”. Il Corriere della Sera ha giudicato “non solo del tutto sensate, ma anche doverose” le parole del garante. Ma è veramente il contrasto all’evasione a terremotare la democrazia italiana? In un paese in cui Lady Spread qualche mese fa ha potuto disfare e fare un governo? Certo, l’enunciazione di principio di Pizzetti sui cittadini mutati in “sudditi” da uno stato rapace rispetta tutti i crismi del liberalismo. Ma è quantomeno fuori tempo.
Voltata pagina politica, ed entrati nell’era della tecnica al governo, il garante per la Protezione dei dati personali trova ancora un modo non propriamente ortodosso per far parlare di sé. Nella cappa di austerity che grava sull’Europa, con il governo italiano impegnato tra le altre cose nell’ennesima battaglia per contrastare l’evasione fiscale, ecco la formula con la quale il costituzionalista e garante Francesco Pizzetti è riuscito a bucare le prime pagine dei giornali: “E’ proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli – ha detto presentando un bilancio dei suoi 7 anni di attività a capo dell’Authority – E’ proprio dello stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno stato democratico, il cittadino ha diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori”. Per monitorare i movimenti finanziari dei cittadini in banca, fa capire Pizzetti, siamo in presenza di “strappi forti allo stato di diritto”. Il Corriere della Sera ha giudicato “non solo del tutto sensate, ma anche doverose” le parole del garante. Ma è veramente il contrasto all’evasione a terremotare la democrazia italiana? In un paese in cui Lady Spread qualche mese fa ha potuto disfare e fare un governo? Certo, l’enunciazione di principio di Pizzetti sui cittadini mutati in “sudditi” da uno stato rapace rispetta tutti i crismi del liberalismo. Ma è quantomeno fuori tempo.
Per qualcuno perfino fuori luogo, visto come si combatte l’evasione fiscale nei (liberali) Stati Uniti. Dove nessuno si scandalizza se qualche privato cittadino alimenta un sito web (backtaxeshelp.com) e compila la lista delle star che negli ultimi anni più hanno frodato il fisco. E non a caso Paul Schwartz, esperto americano in materia di privacy e direttore di un centro studi dell’Università di Berkeley, ieri intervistato dal Mattino spiegava che “una cosa è preoccuparsi della difesa della privacy dei contribuenti, un’altra ben diversa è attaccare il diritto dell’erario di scovare capitali occulti ed evasione fiscale”. Negli Stati Uniti, ha spiegato, “il governo si è arrogato da tempo il diritto di investigare la ricchezza dei privati”, quando si tratta di effettuare controlli per recuperare risorse all’erario.
Non c’è bisogno di condividere le tesi un po’ oltranziste sostenute ieri dall’ex ministro pd delle Finanze, Vincenzo Visco (“di fronte a interessi pubblici, non c’è privacy che tenga”), per dire che a fronte dell’inusitata baldanza antifiscalista di Pizzetti, spicca la timidezza dello stesso garante nei confronti del problema di intercettazioni e atti di processi coperti da segreto istrutturio ma sbandierati ai quattro venti. Due giorni fa, in proposito, ha parlato semplicemente di “provvedimenti ahimé spesso inattuati”. Ciò che è anormale in Italia, lo sa bene il costituzionalista cattolico-democratico Pizzetti, è piuttosto il peso della pressione fiscale sui cittadini. Nella lotta all’evasione – che è battaglia di legalità che poco c’entra con il risanamento dei conti, questo il governo lo dovrebbe spiegare – le autorità dovrebbero piuttosto fare di tutto per garantire in cambio un razionamento della spesa pubblica e una sua diminuzione, così da poter assicurare un prelievo fiscale meno gravoso. Ma per quanto riguarda un garante della Privacy, quel che spicca è il piglio un po’ democristiano con il quale ci si inabissa nel momento dell’“intercettateci tutti” e si alza la testa quando lo stato vuole riscuotere i tributi.
Non c’è bisogno di condividere le tesi un po’ oltranziste sostenute ieri dall’ex ministro pd delle Finanze, Vincenzo Visco (“di fronte a interessi pubblici, non c’è privacy che tenga”), per dire che a fronte dell’inusitata baldanza antifiscalista di Pizzetti, spicca la timidezza dello stesso garante nei confronti del problema di intercettazioni e atti di processi coperti da segreto istrutturio ma sbandierati ai quattro venti. Due giorni fa, in proposito, ha parlato semplicemente di “provvedimenti ahimé spesso inattuati”. Ciò che è anormale in Italia, lo sa bene il costituzionalista cattolico-democratico Pizzetti, è piuttosto il peso della pressione fiscale sui cittadini. Nella lotta all’evasione – che è battaglia di legalità che poco c’entra con il risanamento dei conti, questo il governo lo dovrebbe spiegare – le autorità dovrebbero piuttosto fare di tutto per garantire in cambio un razionamento della spesa pubblica e una sua diminuzione, così da poter assicurare un prelievo fiscale meno gravoso. Ma per quanto riguarda un garante della Privacy, quel che spicca è il piglio un po’ democristiano con il quale ci si inabissa nel momento dell’“intercettateci tutti” e si alza la testa quando lo stato vuole riscuotere i tributi.