Ora Tremonti fondi un colbertismo d'attacco, non solo di difesa
Il decreto del governo sulle scalate non rappresenta un atto di protezionismo ingiustificato. Ma la questione non si chiuderà qui e non è comunque priva di conseguenze. Al di là del testo della norma approvata e di quelle che seguiranno, l’esito immediato di questa iniziativa è quello di aumentare la percezione del potere discrezionale della politica sull’economia. Com’è noto, discrezionalità e mercato non convivono bene e dunque la nostra capacità di attrarre investimenti esteri si ridurrà ulteriormente di Carlo Calenda animatore di ItaliaFutura

Al direttore – Il decreto del governo sulle scalate non rappresenta un atto di protezionismo ingiustificato. Ma la questione non si chiuderà qui e non è comunque priva di conseguenze. Al di là del testo della norma approvata e di quelle che seguiranno, l’esito immediato di questa iniziativa è quello di aumentare la percezione del potere discrezionale della politica sull’economia. Com’è noto, discrezionalità e mercato non convivono bene e dunque la nostra capacità di attrarre investimenti esteri si ridurrà ulteriormente. Sia ben chiaro, l’Italia ha il dovere di mettere in campo una strategia per difendere importanti pezzi del patrimonio produttivo. Ma la soluzione non si trova nella legge. Stiamo imboccando un percorso molto pericoloso per un paese che vive di export (di cui tra l’altro una quota, particolarmente pregiata, è rappresentata dalle forniture all’industria del lusso francese da cui traggono beneficio migliaia di artigiani) e ha assoluta necessità di immettere nel paese concorrenza e investimenti per poter ricominciare a crescere.
La vicenda Parmalat insegna che per predisporre risposte efficaci occorrono imprenditori di mercato e un lavoro coeso del sistema bancario, magari rimandando a tempi migliori lo scontro per definire quale delle due grandi banche italiane è più di sistema dell’altra. In altre parole dobbiamo organizzare una risposta che operi nel mercato e non contro di esso. Anche perché se un’azienda di eccellenza non trova investitori in Italia deve essere libera di cercarli all’estero indipendentemente dalla reciprocità (concetto quanto mai vago). Possiamo forse stabilire verso le imprese italiane in cerca di partnership uno ius primae noctis ma non pretendere il celibato perpetuo. Bulgari ha cercato per anni un’alternativa italiana a LVMH senza trovarla, così come da molti mesi è chiara a tutti la situazione di Parmalat. ù
Si potrebbe poi legittimamente sostenere che l’obiettivo di un governo liberale non dovrebbe essere tanto quello di difendere Bulgari o Parmalat dai francesi, ma di determinare le condizioni per cui possano nascere e prosperare altre Bulgari e altre Parmalat. Ma se colbertismo deve essere, che sia almeno un colbertismo d’attacco e non di difesa. La partita con la Francia si deve vincere schierando una formazione solida che ha muscoli (soldi), testa (capacità imprenditoriali) e spirito di squadra. Sarebbe saggio che i protagonisti del capitalismo nostrano – siano essi banchieri di sistema, capitalisti relazionali, imprenditori di mercato – si rendessero conto degli effetti che l’eccesso di litigiosità, la mancanza di una politica industriale coraggiosa e l’attribuzione di sempre maggior potere discrezionale alla politica potrebbe avere sul nostro sistema economico. Il rischio è quello di abbandonare definitivamente il campionato del mondo per giocare in serie B (a voler essere ottimisti). Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al quale sono unanimemente riconosciute le caratteristiche del terzino di razza efficace nel gioco di interdizione, può ora dimostrare di saper costruire uno schema offensivo, trascinando e organizzando i giocatori. Un tratto indispensabile per chi vuole governare oggi l’economia del paese e aspira a esercitare domani una leadership politica.
di Carlo Calenda
animatore di ItaliaFutura
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