Ora Fondo monetario e Mario Monti spronano Berlino a liberare la Bce

Ieri è bastato l’ennesimo rinvio di un’intesa sul default pilotato di Atene a influenzare negativamente le Borse europee, ma soprattutto a ricordare che il futuro dell’euro dipende anche da fattori al di fuori del controllo dei singoli stati nazionali. Il rigore fiscale prescritto innanzitutto dalla Germania non basta più, quindi, e Berlino è sempre più sola a tenere in mano la bandiera dell’ortodossia-a-tutti-i-costi.
17 AGO 20
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Ieri è bastato l’ennesimo rinvio di un’intesa sul default pilotato di Atene a influenzare negativamente le Borse europee, ma soprattutto a ricordare che il futuro dell’euro dipende anche da fattori al di fuori del controllo dei singoli stati nazionali. Il rigore fiscale prescritto innanzitutto dalla Germania non basta più, quindi, e Berlino è sempre più sola a tenere in mano la bandiera dell’ortodossia-a-tutti-i-costi. Anche il Fondo monetario internazionale (Fmi), ieri, ha ribadito una posizione non del tutto coincidente con quella di Angela Merkel. Il Fmi ha tagliato le previsioni di crescita globale per il 2012 al 3,3 per cento, con la zona euro in recessione dello 0,5 per cento, e ha previsto per l’Italia un ulteriore aumento del debito pubblico. Poi ha chiesto di aggiustare il “ritmo” dell’austerità per non peggiorare le cose: la Germania dovrebbe “riconsiderare il percorso di aggiustamento di breve periodo”. Nel giorno in cui lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna a salire a 417 punti, il Fmi critica la gestione della crisi della zona euro e spiega che la potenza di fuoco dei Fondi salva stati non sarà sufficiente a “contenere” un ulteriore contagio nei mercati del debito sovrano. Secondo Carlo Cottarelli, direttore del dipartimento degli Affari fiscali del Fmi, “l’Italia non può farcela da sola”: ha bisogno di rigore e riforme strutturali, certo, ma anche “di poter disporre di firewall più forti” a livello europeo. Dichiarazioni in sintonia con quelle del direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, che ha aperto a un ruolo rafforzato della Banca centrale europea.

Anche il premier italiano, Mario Monti, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles dopo la riunione dell’Ecofin, è stato più esplicito del solito sul tema. A chi gli chiedeva cosa pensasse dell’ipotesi di trasformare la Bce in prestatore di ultima istanza, ha risposto: “Su questo valgono i vincoli dell’essere diventato presidente del Consiglio a esprimere il libero pensiero che un economista potrebbe avere”. Poi ha aggiunto: “Credo che si possa assistere a un’evoluzione. Del resto un aspetto importante dell’evoluzione (della Bce, ndr) è stato quello della grossa operazione di rifinanziamento delle banche”.
Monti è convinto che le posizioni della Germania sui Fondi salva stati e la Banca centrale europea “evolveranno”, una volta che sarà in vigore il “Fiscal compact”, il nuovo trattato per rafforzare la disciplina di bilancio della zona euro. Ma ci vorrà tempo per infrangere quello che a Berlino è ancora un tabù inviolabile. Meglio non “forzare” con “pronunciamenti pubblici” sulla Bce e concentrarsi sull’urgenza di aumentare le risorse del Fondo salva stati. Su questo, “la mia percezione – ha detto Monti – è che la visione, la valutazione e la posizione di tutti i soggetti in gioco sia suscettibile di variazione al verificarsi, ormai imminente, di un accordo politico, della ratifica e della rapida entrata in vigore del trattato sul Fiscal compact”, ha spiegato Monti al termine dell’Ecofin. Il presidente del Consiglio ha negato di aver “mai indicato cifre” per aumentare la potenza di fuoco dei due fondi salva stati – la Facility europea di stabilità finanziaria e il Meccanismo europeo di stabilità. Ma “se gli importi sono di dimensione tale che i mercati li considerano credibili, è molto probabile che non debbano mai essere sborsati”.

Secondo il Financial Times, ci sarebbe stata un’apertura della Germania agli appelli di Monti: “Merkel è pronta a permettere che la Facility europea di stabilità finanziaria, che ha 250 miliardi di fondi non usati, operi in parallelo al Meccanismo europeo di stabilità da 500 miliardi, il cui lancio è stato anticipato a luglio”. Dal portavoce di Merkel è arrivata la solita mezza smentita: “Non è stata presa alcuna decisione”. Ma ormai il controcanto del Fondo monetario si fa sempre più forte.