Low and order
Preso di contropiede, come tutti gli altri leader politici e maître à penser intellettuali, dalle vicende del Nordafrica, Silvio Berlusconi ha scelto di adottare un comportamento riservato e quasi reticente, quello che viene definito un “basso profilo”. Leggi Gheddafi e Sarkozy resistono nei loro bunker, l’Italia prova a fare politica - Leggi Le Amazzoni che hanno costretto Obama a fare la guerra a Gheddafi di Annalena Benini
17 AGO 20

L’Italia ha interesse a una situazione di stabilità nel Mediterraneo, il che da una parte richiede una risposta inequivocabile alla repressione sanguinosa delle rivolte popolari da parte dei tranelli locali, ma anche una capacità di iniziativa politica che non si limiti ad esasperare e militarizzare i conflitti. Perché l’azione militare sia commisurata a obiettivi politici chiari è necessario definire un quadro di riferimento certo del coordinamento delle forze, altrimenti ciascuno può forzare la situazione con atti unilaterali che limitano fino ad annullarlo lo spazio, già ristretto, dell’iniziativa politica.
L’Italia ha insistito per un coordinamento operativo affidato alla Nato e ha lasciato aperta la strada per fornire al dittatore libico una via d’uscita che eviti il precipitare della guerra civile. Dopo vari tentennamenti, ora quelle posizioni hanno ottenuto l’appoggio sostanziale dell’America e della Gran Bretagna, il che pone i falchi francesi sulla difensiva. Si vedrà alla fine chi ha messo in campo la tattica più efficace, ma è fuori dubbio che esista un’opzione italiana, che sta in campo e conquista progressivamente sostegno e ruolo, come dimostra l’attribuzione al nostro paese della guida delle operazioni marittime. Non è richiesto, né è prevedibile, che le opposizioni apprezzino pubblicamente l’azione del governo, basta che non la ostacolino per miopi ragioni propagandistiche, come se l’Italia non avesse interessi nel Nordafrica che erano tali prima e resteranno tali dopo il governo Berlusconi.