L’occasione di Maroni
Dopo aver metabolizzato il trauma degli scandali interni, la Lega sembra intenzionata a tornare in campo, con uno stile diverso e un nuovo leader, Roberto Maroni, che può vantare un’esperienza ministeriale di primo piano, esercitata con successo sia al Lavoro sia agli Interni. Lo scopo che si prefigge è dare una risposta al malessere del nord, con una linea che privilegia gli interessi dei ceti medi produttivi settentrionali
17 AGO 20

Dopo aver metabolizzato il trauma degli scandali interni, la Lega sembra intenzionata a tornare in campo, con uno stile diverso e un nuovo leader, Roberto Maroni, che può vantare un’esperienza ministeriale di primo piano, esercitata con successo sia al Lavoro sia agli Interni. Lo scopo che si prefigge è dare una risposta al malessere del nord, con una linea che privilegia gli interessi dei ceti medi produttivi settentrionali, senza però un esclusivismo assoluto, come indica il nuovo slogan “Prima il nord”, che è diverso da “Solo il nord”. C’è spazio per la nuova proposta leghista? Maroni ha voluto chiarire che il suo progetto non è antieuropeista, ma “eurocritico”, e in questo modo intercetta un’opinione ampiamente diffusa sull’inefficienza dell’eurocrazia a 27. L’idea di una “nuova Eurozona”, che tenga insieme soltanto le aree più produttive ha un’origine bavarese, che sconta una crisi irrisolvibile della moneta unica. Oggi non è attuale, domani chissà. Rappresenta comunque un’alternativa, seppure assai improbabile, non solo una protesta o un’affermazione identitaria. Maroni intende “prendere il testimonedella rivoluzione liberale che Berlusconi, non per colpa sua, non è riuscito a portare a termine”.
Nonostante le spinte polemiche della base, Maroni non rinnega la passata collaborazione e come ostacolo alla sua ripresa cita soltanto l’appoggio del Pdl al governo di Mario Monti. Non punta, nell’immediato ad alleanze, che peraltro se passasse la proposta di riforma elettorale avanzata dalla Lega con un certo successo, non sarebbero indispensabili prima del voto, ma rientra nel dialogo politico con gli altri soggetti. Forse il funerale del movimento padano è stato celebrato con troppo anticipo. In un clima di esasperazione e di dilagante scandalismo, la Lega è per ora l’unico partito che ne abbia tratto le conclusioni con un cambio di leadership. Ora è pronta per mettere a confronto le sue ipotesi con quelle degli altri, senza complessi di inferiorità ma anche senza pretese di esclusivismo, come ha dimostrato nella riunione del Lingotto in cui ha dialogato con settori rilevanti delle rappresentanze di impresa e con il ministro dello Sviluppo economico. L’idea che la rivoluzione liberale possa essere sviluppata solo da una forza territoriale è ovviamente discutibile, ma in un clima di sfiducia nello stato, può rappresentare un punto di riferimento non necessariamente minoritario.