L’intervento francese in Mali sconta gli errori in Libia. La Siria è fuori dal calcolo

Il presidente francese Hollande ha deciso, in Mali, di forzare quel che l’Onu aveva stabilito e di intervenire contro l’avanzata di al Qaida. Dice che andrà fino in fondo, perché la minaccia terroristica a due passi dall’Europa non può essere tollerata. Fa quello che l’America non fa più, tanto che l’ex ministro degli Esteri De Villepin, contrario alla guerra al terrore in tutte le sue forme, sostiene che anche Hollande è stato contaminato dal “virus néoconservateur. Leggi Strage nel nulla algerino - Leggi Le versioni di Washington sul Mali e la dottrina selettiva di Obama
17 AGO 20
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Il presidente francese Hollande ha deciso, in Mali, di forzare quel che l’Onu aveva stabilito e di intervenire contro l’avanzata di al Qaida. Dice che andrà fino in fondo, perché la minaccia terroristica a due passi dall’Europa non può essere tollerata. Fa quello che l’America non fa più, tanto che l’ex ministro degli Esteri De Villepin, contrario alla guerra al terrore in tutte le sue forme, sostiene che anche Hollande è stato contaminato dal “virus néoconservateur” – ma per il fatto che è socialista ed è francese non si ritrova le piazze arcobaleno a dargli di neocolonialista e “lo fai solo per le risorse”. Hollande era a favore anche della guerra in Libia, pure se la considerava un “rattrapage”, una pezza che Sarkozy ha messo alla sua sconsiderata politica filo Gheddafi. Cacciare il colonnello libico – stanarlo, ammazzarlo – è stata un’altra operazione condotta forzando una risoluzione Onu e che non ha scatenato piazze indignate.
Ha però scatenato forze destabilizzanti nella regione, come oggi riconosce lo stesso Hollande, quando dice che i terroristi (mai si dica islamisti) “sono ben addestrati e bene armati. Hanno approfittato del crollo del regime libico”. Un crollo giusto, ma “si sa che il dopoguerra è sempre più difficile della guerra”. Il dopoguerra libico è uno stato fuori controllo che agevola il traffico di armi, militanti, ideologia qaidista in tutta la regione, nell’indifferenza dell’occidente che s’è abituato a pensare a seconda del singolo interesse nazionale e a mobilitarsi solo in caso di attacco diretto (vedi la strage di Bengasi). Tanto che la Siria, “così diversa” dal resto della regiona, continua a essere esclusa da ogni azione comune di qualche efficacia.