Ci scrive il ministro
Letta non mi ha smentito e la recessione sta finendo
l direttore - Vorrei commentare l’editoriale “Tre ministri in barca” sul Foglio del 14 settembre. Non per contestare il giudizio, diciamo così, “politico” sul mio operato. Ma le argomentazioni su cui si basa il giudizio non corrispondono alla verità dei fatti e quindi meritano una chiarificazione. Primo punto. Sarei stato “penosamente contraddetto” dal presidente Letta sul documento Confindustria-sindacati. Fatti: a Cernobbio l’8 settembre ho detto testualmente: “Il programma di Confindustria e sindacati va molto nella direzione che abbiamo indicato, ma è scarso sul contributo che sistema delle imprese e forze sindacali possono dare al rilancio dell’economia nazionale e del paese”. Leggi l'editoriale Tre ministri in barca di Fabrizio Saccomanni
17 AGO 20

Al direttore - Vorrei commentare l’editoriale “Tre ministri in barca” sul Foglio del 14 settembre. Non per contestare il giudizio, diciamo così, “politico” sul mio operato. Ma le argomentazioni su cui si basa il giudizio non corrispondono alla verità dei fatti e quindi meritano una chiarificazione.
Primo punto. Sarei stato “penosamente contraddetto” dal presidente Letta sul documento Confindustria-sindacati. Fatti: a Cernobbio l’8 settembre ho detto testualmente: “Il programma di Confindustria e sindacati va molto nella direzione che abbiamo indicato, ma è scarso sul contributo che sistema delle imprese e forze sindacali possono dare al rilancio dell’economia nazionale e del paese” (Ansa delle 10,47), aggiungendo che “se si guarda in filigrana quel documento, il conto è molto elevato ed è posto a carico del bilancio statale con poco realismo”. La stessa cosa ho ripetuto con la mia lettera al Direttore pubblicata dal Sole 24 Ore l’11 settembre (“Nel patto imprese-sindacati il futuro da costruire”). Resto del mio parere. Mi ha contraddetto il presidente Letta? Ero lì ad ascoltare e non mi pare. Nel suo intervento a Cernobbio ha piuttosto commentato la natura positiva che il dialogo tra imprenditori e sindacati costituisce in quanto tale: “Saluto positivamente l’accordo Confindustria-sindacati: è un fatto importante e positivo che le parti sociali lavorino per contrastare le tensioni e per la pace sociale” (Ansa). Linea sulla quale sono pienamente d’accordo.
Secondo punto. Sarei stato smentito da quasi tutti gli indicatori economici e gli istituti di ricerca, per non parlare dell’Unione europea e della Bce, sulle prospettive di uscita dalla recessione. Fatti: ho sempre sostenuto che il 2013 sarebbe stato un anno di recessione, a causa della forte contrazione del pil realizzata nella prima metà dell’anno, in concomitanza con la lunga fase di incertezza politica. Ho peraltro fatto notare sin dal luglio scorso (per esempio in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato e all’Assemblea dell’Abi) che il profilo dell’attività economica in corso d’anno mostrava chiaramente segni di inversione del ciclo per la seconda metà del 2013. Tutto rosa, dunque? Il migliore dei mondi possibili? Niente affatto. Avevo spiegato che davanti alla potenziale stabilizzazione dell’economia occorre “proseguire gli sforzi perché si realizzi l’inversione delle tendenze recessive nella seconda parte dell’anno”, aggiungendo che “il cammino da fare, solo per recuperare i livelli pre-crisi, è molto lungo”. Ho anche argomentato che nelle fasi di inversione del ciclo coesistono dati negativi (specie per quanto riguarda l’occupazione, perché le imprese vorranno saturare la capacità produttiva sottoutilizzata prima di assumere altri lavoratori) e dati positivi (anche di natura prospettica, come gli indici di fiducia dei direttori degli acquisti e dei consumatori), ma ciò non vuol dire che i dati negativi sono veri e quelli positivi sono falsi né viceversa.
Questa mia modesta constatazione non è stata affatto smentita da chicchessia, anzi è stata confermata da Fmi, Ocse, Bce, Banca d’Italia, Prometeia e, da ultimo, dal Centro studi della Confindustria. Tutte queste analisi concordano, con lievi differenze, sul fatto che l’economia italiana sta uscendo dalla recessione tra il terzo e il quarto trimestre per tornare alla crescita nel 2014. Possibile che questo fatto, ripeto fatto incontrovertibile, non sia stato preso in considerazione dai molti attenti osservatori delle cose di casa nostra? Francamente da inesperto delle raffinatezze della politica italiana quale sono non riesco a spiegarmelo. Certamente, l’uscita dalla recessione non è la fine dei nostri problemi e ci sarà ancora molto da fare per alleggerire le imprese dalla pressione fiscale e rimettere al lavoro braccia e intelligenze dei tanti italiani disoccupati. Ma non vedo cosa si guadagni a negare il fatto che il malato è uscito dalla camera di terapia intensiva, ha sfebbrato ed è in convalescenza. Se non l’alimentazione del “fuoco amico” proveniente anche da illustri economisti della coalizione che sostiene il governo. Meglio sarebbe che alle artificiose polemiche si sostituisse un dibattito pubblico e franco su quali opzioni di politica economica possano raccogliere il consenso delle parti sociali e della comunità economica internazionale, per riportare l’Italia sul sentiero di una crescita sostenibile e sostenuta.
Leggi l'editoriale Tre ministri in barca
di Fabrizio Saccomanni
Ministro dell’Economia
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