L’altro memorandum di Napolitano
L’auspicio espresso giovedì in una nota dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affinché “proposte volte a incidere anche e soprattutto sulle cause strutturali della degenerazione dello stato delle carceri in Italia trovino sollecita approvazione in Parlamento”, va preso sul serio. Il capo dello stato attraverso quella nota – seguita all’incontro con una delegazione dei centoventi giuristi firmatari di una lettera aperta sulla situazione carceraria e sull’efficienza della giustizia in Italia – ha chiesto con chiarezza che sia dunque il Parlamento a battere un colpo, a dare una prima risposta a una situazione che definire critica appare eufemistico.
17 AGO 20

L’auspicio espresso giovedì in una nota dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affinché “proposte volte a incidere anche e soprattutto sulle cause strutturali della degenerazione dello stato delle carceri in Italia trovino sollecita approvazione in Parlamento”, va preso sul serio. Il capo dello stato attraverso quella nota – seguita all’incontro con una delegazione dei centoventi giuristi firmatari di una lettera aperta sulla situazione carceraria e sull’efficienza della giustizia in Italia – ha chiesto con chiarezza che sia dunque il Parlamento a battere un colpo, a dare una prima risposta a una situazione che definire critica appare eufemistico, e che comporta per l’Italia, oltre alla vergogna delle condizioni in cui versano i reclusi, l’essere continuamente bersaglio di richiami e condanne da parte dell’Europa.
Nella riproposizione di una vasta gradazione di provvedimenti possibili (ha parlato di indulto e amnistia, e ha mostrato apprezzamento per le proposte governative “già in avanzato stadio di esame, per l’introduzione di pene alternative alla prigione”), il presidente ha voluto mettere in particolare l’accento sulla riforma della procedura per i provvedimenti di clemenza. Indulto e amnistia richiedono infatti, secondo l’articolo 79 della Costituzione, l’approvazione di una maggioranza di due terzi di ciascuna Camera. Una condizione che pone “rilevanti ostacoli” alla realizzazione di quei provvedimenti, per usare le stesse parole del presidente. Il memorandum Napolitano al Parlamento e alla politica, per quanto riguarda la giustizia, indica quindi la necessità di concentrare l’attenzione “in questa legislatura ormai vicina al suo termine e in quella che presto inizierà”, sia sulle “questioni di un possibile, speciale ricorso a misure di clemenza”, sia sulla “necessaria riflessione sull’attuale formulazione dell’art. 79 della Costituzione”. C’è una riforma costituzionale complessa da mettere in cantiere. Ma, nel frattempo, c’è la possibilità, per la politica, di immaginare “un possibile, speciale ricorso a misure di clemenza” che vede in Napolitano il più autorevole sostenitore.
Nella riproposizione di una vasta gradazione di provvedimenti possibili (ha parlato di indulto e amnistia, e ha mostrato apprezzamento per le proposte governative “già in avanzato stadio di esame, per l’introduzione di pene alternative alla prigione”), il presidente ha voluto mettere in particolare l’accento sulla riforma della procedura per i provvedimenti di clemenza. Indulto e amnistia richiedono infatti, secondo l’articolo 79 della Costituzione, l’approvazione di una maggioranza di due terzi di ciascuna Camera. Una condizione che pone “rilevanti ostacoli” alla realizzazione di quei provvedimenti, per usare le stesse parole del presidente. Il memorandum Napolitano al Parlamento e alla politica, per quanto riguarda la giustizia, indica quindi la necessità di concentrare l’attenzione “in questa legislatura ormai vicina al suo termine e in quella che presto inizierà”, sia sulle “questioni di un possibile, speciale ricorso a misure di clemenza”, sia sulla “necessaria riflessione sull’attuale formulazione dell’art. 79 della Costituzione”. C’è una riforma costituzionale complessa da mettere in cantiere. Ma, nel frattempo, c’è la possibilità, per la politica, di immaginare “un possibile, speciale ricorso a misure di clemenza” che vede in Napolitano il più autorevole sostenitore.