La guerra (disunita) di Libia
L’operazione militare contro Muammar Gheddafi è un “successo” perché ha evitato “un bagno di sangue”, ha detto il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé. Le notizie in arrivo dal fronte dicono che l’esercito del colonnello si è ritirato da alcuni settori di Bengasi, di Ajdabiya e Misurata. Guarda la puntata Qui Radio Londra - Una guerra cominciata male e tardi
17 AGO 20

L’operazione militare contro Muammar Gheddafi è un “successo” perché ha evitato “un bagno di sangue”, ha detto il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé. Le notizie in arrivo dal fronte dicono che l’esercito del colonnello si è ritirato da alcuni settori di Bengasi, di Ajdabiya e Misurata. Gli attacchi delle truppe regolari continuano a Zenten e Yefren nonostante il regime abbia annunciato il cessate il fuoco. Un altro scontro si svolge fra i paesi che partecipano alla missione. La Francia vorrebbe il regime change a Tripoli e spinge per mantenere la guida della missione. Questo atteggiamento ha irritato gli Stati Uniti e la Germania, mentre il governo italiano ha chiesto alla Nato di rilevare il comando delle operazioni. Il segretario alla Difesa americano, Robert Gates, ha annunciato ieri che Washington ridurrà presto il proprio impegno, e ha aggiunto che uccidere Gheddafi “sarebbe un errore”. Per il capo della Casa Bianca, Barack Obama, nessuna risoluzione dell’Onu autorizza la cacciata del rais.
I problemi sarebbero cominciati già sabato, nel primo giorno di bombardamenti. Secondo fonti del Foglio, la Francia avrebbe violato un patto che prevedeva di aspettare ancora qualche ora prima di lanciare l’attacco. Nicolas Sarkozy ha “telecomandato un’escalation pericolosa” con “bombardamenti anarchici”, dice un diplomatico di un grande paese europeo. L’iniziativa “è stata tanto veloce perché rispondeva all’agenda politica di una sola capitale, Parigi. E le ragioni umanitarie non c’entrano nulla”.
Nella riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, c’è stato “un duro scontro franco-tedesco”, rivela al Foglio un ambasciatore europeo. La Germania ha pesantemente criticato Parigi per aver forzato la mano del Consiglio di sicurezza dell’Onu e accelerato un intervento troppo rischioso. Ogni volta che Juppé parlava, la risposta del ministro degli Esteri tedesco, Guido Wersterwelle, “era nein”, spiega l’ambasciatore. La Norvegia ha sospeso la partecipazione in attesa di chiarimenti sul comando delle operazioni. Persino il Regno Unito, finora allineato alle posizioni francesi, ha sostenuto il passaggio alla Nato. Ma Sarkozy non intende cedere. Per il ministro degli Esteri francese Juppé, l’alibi è la Lega araba, che “non vuole che l’operazione sia piazzata sotto la responsabilità della Nato”. L’obiettivo di Parigi è una nuova Libia: “Quando il regime crollerà?”. Secondo Juppé, i bombardamenti porteranno “all’indebolimento del regime, che si spaccherà. Una volta che il periodo di intervento militare sarà ben avanzato, pensiamo di riunire i diversi partner per definire una soluzione politica”.
Nonostante le bombe, la città strategica di Ajbadiya era ancora nelle mani delle forze che difendono il colonnello Gheddafi, che hanno respinto un attacco ribelle. L’esercito governativo ha continuato a bombardare la regione a sud ovest di Tripoli, nelle cittò che sono controllate dall’opposizione. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito a porte chiuse: Cina e Russia ritengono che la coalizione abbia violato il mandato della risoluzione 1.973 sulla “no fly zone” e l’uso della forza “per proteggere i civili”. Il premier russo, Vladimir Putin, ha accusato l’occidente di portare avanti una “crociata medioevale”, ma il presidente, Dmitri Medvedev, lo ha smentito e ha offerto una mediazione con il colonnello. Anche la Turchia ha chiesto “spiegazioni” ai partner della Nato. Ora è soprattutto la coalizione antiGheddafi a mostrare i segnali di una spaccatura dovuta all’autonomia della Francia.
I problemi sarebbero cominciati già sabato, nel primo giorno di bombardamenti. Secondo fonti del Foglio, la Francia avrebbe violato un patto che prevedeva di aspettare ancora qualche ora prima di lanciare l’attacco. Nicolas Sarkozy ha “telecomandato un’escalation pericolosa” con “bombardamenti anarchici”, dice un diplomatico di un grande paese europeo. L’iniziativa “è stata tanto veloce perché rispondeva all’agenda politica di una sola capitale, Parigi. E le ragioni umanitarie non c’entrano nulla”.
Nella riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, c’è stato “un duro scontro franco-tedesco”, rivela al Foglio un ambasciatore europeo. La Germania ha pesantemente criticato Parigi per aver forzato la mano del Consiglio di sicurezza dell’Onu e accelerato un intervento troppo rischioso. Ogni volta che Juppé parlava, la risposta del ministro degli Esteri tedesco, Guido Wersterwelle, “era nein”, spiega l’ambasciatore. La Norvegia ha sospeso la partecipazione in attesa di chiarimenti sul comando delle operazioni. Persino il Regno Unito, finora allineato alle posizioni francesi, ha sostenuto il passaggio alla Nato. Ma Sarkozy non intende cedere. Per il ministro degli Esteri francese Juppé, l’alibi è la Lega araba, che “non vuole che l’operazione sia piazzata sotto la responsabilità della Nato”. L’obiettivo di Parigi è una nuova Libia: “Quando il regime crollerà?”. Secondo Juppé, i bombardamenti porteranno “all’indebolimento del regime, che si spaccherà. Una volta che il periodo di intervento militare sarà ben avanzato, pensiamo di riunire i diversi partner per definire una soluzione politica”.
Nonostante le bombe, la città strategica di Ajbadiya era ancora nelle mani delle forze che difendono il colonnello Gheddafi, che hanno respinto un attacco ribelle. L’esercito governativo ha continuato a bombardare la regione a sud ovest di Tripoli, nelle cittò che sono controllate dall’opposizione. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito a porte chiuse: Cina e Russia ritengono che la coalizione abbia violato il mandato della risoluzione 1.973 sulla “no fly zone” e l’uso della forza “per proteggere i civili”. Il premier russo, Vladimir Putin, ha accusato l’occidente di portare avanti una “crociata medioevale”, ma il presidente, Dmitri Medvedev, lo ha smentito e ha offerto una mediazione con il colonnello. Anche la Turchia ha chiesto “spiegazioni” ai partner della Nato. Ora è soprattutto la coalizione antiGheddafi a mostrare i segnali di una spaccatura dovuta all’autonomia della Francia.
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