La cittadinanza che ancora manca

Don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della carità a Milano, considera preoccupanti le parole del cancelliere tedesco sul fallimento del multiculturalismo, perché, dice al Foglio, “il tema della lingua e dei processi di integrazione va affrontato in modo meno tranchant, visto che tutti abbiamo bisogno dell’immigrazione, che arriva con i volti e le storie che ha.
17 AGO 20
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Don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della carità a Milano, considera preoccupanti le parole del cancelliere tedesco sul fallimento del multiculturalismo, perché, dice al Foglio, “il tema della lingua e dei processi di integrazione va affrontato in modo meno tranchant, visto che tutti abbiamo bisogno dell’immigrazione, che arriva con i volti e le storie che ha. Affermazioni come quelle di Angela Merkel aumentano la conflittualità e l’incapacità di gestire i problemi. Se alcuni nodi inediti denunciano le difficoltà di un’identità europea slabbrata, dobbiamo sapere che questa non si rafforzerà solo perché andiamo ‘contro’ qualcun altro”.

Il filosofo Massimo Cacciari
pensa che ad aver fallito sia “il multiculturalismo che immagina gli stati come contenitori in cui accatastare tutto. Questo genera permanente conflitto, con uno stato che dovrebbe essere arbitro ma che, in quanto prodotto storico, non può essere neutrale. Altro è un multiculturalismo come luogo politico in cui distinti valori, forme, tradizioni, fedi religiose, possano esprimersi e incontrarsi. Ma allora bisogna investire in politiche di conoscenza, prima ancora che di integrazione. Ha ragione la Merkel: come si fa a immaginare un reciproco riconoscimento quando si ignorano i rispettivi linguaggi?”.

Il presidente delle Acli, Andrea Olivero, è reduce dalle Settimane sociali dei cattolici, dalle quali è uscita la proposta di riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati che nascono e vivono in Italia. Olivero pensa che “dobbiamo tener conto dei fallimenti altrui. L’esperienza stigmatizzata dalla Merkel è quella che ha preteso di far vivere più popoli in un certo luogo senza creare cultura comune. In Italia dobbiamo chiederci come arrivare all’inclusione, vale a dire a quella sintesi che è la cittadinanza, e che può essere una sola. Il tema decisivo è come costruirla, attraverso quale percorso da proporre agli stranieri che vivono qui, e con quali regole”.

Il sociologo Alessandro Dal Lago (autore, per Feltrinelli, del saggio “Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale”), ritiene che, più ancora del suo fallimento, conti il fatto che “il multiculturalismo in realtà non sia mai nato. E’ un termine equivoco, più che altro un’illusione dei sociologi. La Merkel dice in realtà che non è possibile un’integrazione in assenza di una cittadinanza preparata quantomeno attraverso l’istruzione. Sono d’accordo, da libertario. E penso che il termine di paragone dovrebbe essere l’America, che permette un’osmosi più alta e meno problematica rispetto all’Europa”.