Kabul al voto
La capitale dell’odio
La campagna dei talebani contro le elezioni afghane è alle ultime ore. Per massimizzare l’effetto davanti ai media di tutto il mondo, e soprattutto per infliggere il maggior danno possibile alla macchina elettorale, i guerriglieri devono sparare tutte le cartucce – e non è soltanto una metafora – entro oggi. Hanno già annunciato il blocco delle strade per impedire l’arrivo degli elettori ai seggi e l’infiltrazione dentro la capitale Kabul di venti attentatori suicidi, pronti a farsi saltare in aria.
17 AGO 20

A Helmand, la violentissima provincia del sud che confina con il Pakistan, circa metà dei seggi non aprirà per ragioni di sicurezza. Il governo afghano, il comando americano e quello Isaf rispondono con un controschieramento eccezionale di uomini attorno ai seggi – ma distanti almeno 200 metri, perché sono elezioni di popolo in un paese sovrano e i militari occidentali non devono interferire – sulla maggioranza delle strade e nei cieli.
Ieri nel paese è stata una vigilia violenta. Il governo ha imposto un veto sulle cattive notizie – e ha anche minacciato l’espulsione dei giornalisti stranieri – per non mettere troppo in allarme gli elettori, il grande timore del presidente Hamid Karzai è la scarsa affluenza alle urne. Ma quello che si sa è già abbastanza. Sei funzionari elettorali sono stati uccisi mentre si spostavano tra i seggi per gli ultimi preparativi.
Ieri nel paese è stata una vigilia violenta. Il governo ha imposto un veto sulle cattive notizie – e ha anche minacciato l’espulsione dei giornalisti stranieri – per non mettere troppo in allarme gli elettori, il grande timore del presidente Hamid Karzai è la scarsa affluenza alle urne. Ma quello che si sa è già abbastanza. Sei funzionari elettorali sono stati uccisi mentre si spostavano tra i seggi per gli ultimi preparativi.
Nella capitale Kabul una bomba nascosta su un carretto sulla strada, tra la grande moschea costruita con i soldi dei sauditi e lo stadio dove fino a otto anni fa i talebani eseguivano in pubblico le sentenze di morte, è esplosa uccidendo due persone. Al mattino tre uomini armati con fucili d’assalto e bombe a mano hanno fatto irruzione in una banca a due chilometri dal palazzo presidenziale di Karzai. La polizia, secondo le istruzioni, ha minimizzato – “rapinatori comuni” – ma i talebani hanno rivendicato l’attacco. Nello scontro a fuoco con le forze di sicurezza i tre sono morti, e anche tre soldati. La sicurezza non è l’unica preoccupazione. La Commissione elettorale indipendente non si fida della proposta di Karzai di sostituire la polizia con milizie tribali locali dove c’è bisogno, e teme la possibilità di frodi. Per questo avrebbe chiesto la chiusura di 440 seggi.