La Bce rincuora e avverte
Il bollettino mensile della Banca centrale europea, reso noto ieri, mentre lancia un messaggio rincuorante per l’economia reale, perché conferma la sua stima di una ripresa della crescita dell’Eurozona nella seconda parte del 2013, in contrasto con previsioni meno ottimistiche del Fondo monetario internazionale, avverte anche che la crisi finanziaria non è finita. E nel fare ciò fa esplicito riferimento all’Italia, osservando che nel 2012, a causa delle incertezze politiche, c’è stato un considerevole flusso di investimento di risparmiatori italiani verso titoli obbligazionari esteri, quelli dotati di tripla A.
17 AGO 20

Il bollettino mensile della Banca centrale europea, reso noto ieri, mentre lancia un messaggio rincuorante per l’economia reale, perché conferma la sua stima di una ripresa della crescita dell’Eurozona nella seconda parte del 2013, in contrasto con previsioni meno ottimistiche del Fondo monetario internazionale, avverte anche che la crisi finanziaria non è finita. E nel fare ciò fa esplicito riferimento all’Italia, osservando che nel 2012, a causa delle incertezze politiche, c’è stato un considerevole flusso di investimento di risparmiatori italiani verso titoli obbligazionari esteri, quelli dotati di tripla A. Va notato che questo deflusso è stato però compensato da un afflusso da paesi extraeuropei, che, diversamente, hanno valutato meno rischioso l’investimento nei titoli pubblici italiani e, dato il successo delle operazioni di consolidamento riguardanti la Grecia, il risultato è stato anche per noi positivo.
La buona performance è stata rafforzata anche dai dubbi sull’investimento in dollari, dovuti al “fiscal cliff”. Ma, argomenta la Bce, il calo degli spread dovrebbe essere sostenuto da ulteriori passi nel risanamento delle finanze pubbliche. Non competeva alla Bce spiegare in che cosa sia consistita l’incertezza politica, che ha sospinto al deflusso dal mercato obbligazionario italiano verso altri lidi più sicuri. Ma non è difficile desumerlo, poiché il governo Monti era transitorio. Segnalando l’incertezza politica, la Bce però intende mandare un avvertimento a non rilassarsi: dati i limiti raggiunti dalla pressione fiscale, la partita ora si gioca sul controllo strutturale della spesa e sulle politiche di crescita. Un fronte che rimane scoperto.