Diplomazia dei piccoli passi
Nonostante un gioco parlamentare delle opposizioni, tanto sottile e strumentale da finire evanescente, la linea del governo sulla Libia ha fatto un altro passo in avanti. La mozione della maggioranza ha ottenuto il consenso in ambedue i rami del Parlamento, l’opzione Nato resta in campo nonostante le giravolte di Nicolas Sarkozy, la scelta di fermezza nella difesa delle popolazioni civili e di cautela per tenere aperta una prospettiva diplomatica per il futuro si conferma l’unica dotata di un minimo di coerenza.
17 AGO 20

Nonostante un gioco parlamentare delle opposizioni, tanto sottile e strumentale da finire evanescente, la linea del governo sulla Libia ha fatto un altro passo in avanti. La mozione della maggioranza ha ottenuto il consenso in ambedue i rami del Parlamento, l’opzione Nato resta in campo nonostante le giravolte di Nicolas Sarkozy, la scelta di fermezza nella difesa delle popolazioni civili e di cautela per tenere aperta una prospettiva diplomatica per il futuro si conferma l’unica dotata di un minimo di coerenza. Per quel che riguarda le vicende tattiche dell’approvazione parlamentare, il premier è riuscito a evitare la trappola un po’ infantile delle opposizioni, che puntavano a dividere il Pdl dalla Lega sulla loro mozione (che peraltro era la copia di quella presentata dal governo nella riunione congiunta delle commissioni Esteri e Difesa, nella quale gli esponenti della Lega erano assenti). Tutta la maggioranza ha espresso un voto favorevole anche a questo testo, il che ha messo in luce l’acrobazia faziosa del voto contrario del Partito democratico su quello della maggioranza alla Camera, identica a quella sulla quale i senatori democratici si erano astenuti il giorno prima. Giorgio Napolitano, che è tornato a esprimere soddisfazione per il sostegno unitario alla presenza attiva dell’Italia sullo scacchiere libico, nonostante le forme un po’ contorte in cui si è consolidata, ha riassunto il senso oggettivo della situazione. Il governo ha una linea abbastanza precisa (il che nella confusione generale che caratterizza i rapporti attuali tra le cancellerie non è poco) e su questa c’è un consenso parlamentare consistente.
Il tentativo del Pd di mettere in atto un’imboscata, approfittando della sensazione di sicurezza che la maggioranza poteva nutrire dopo l’astensione del giorno prima, per poter sostenere che il governo era andato in minoranza e che solo la mozione delle opposizioni aveva il consenso parlamentare, è fallito e così è risaltato il carattere strumentale di una manovra propagandistica poco consona alla gravità della situazione. A piccoli passi, senza jattanza e anzi con un profilo volutamente basso, Silvio Berlusconi sta uscendo e facendo uscire l’Italia dall’impasse oggettiva in cui era venuta a trovarsi. Ieri l’Italia era il reietto amico di un dittatore (con il quale tutti hanno avuto i loro traffici), oggi guida la coalizione in mare e ha voce in capitolo nella decisione sullo sbocco e la direzione politica dell’azione militare. Non è poco.
Il tentativo del Pd di mettere in atto un’imboscata, approfittando della sensazione di sicurezza che la maggioranza poteva nutrire dopo l’astensione del giorno prima, per poter sostenere che il governo era andato in minoranza e che solo la mozione delle opposizioni aveva il consenso parlamentare, è fallito e così è risaltato il carattere strumentale di una manovra propagandistica poco consona alla gravità della situazione. A piccoli passi, senza jattanza e anzi con un profilo volutamente basso, Silvio Berlusconi sta uscendo e facendo uscire l’Italia dall’impasse oggettiva in cui era venuta a trovarsi. Ieri l’Italia era il reietto amico di un dittatore (con il quale tutti hanno avuto i loro traffici), oggi guida la coalizione in mare e ha voce in capitolo nella decisione sullo sbocco e la direzione politica dell’azione militare. Non è poco.