Cuperlo, il discensore sociale
Gianni Cuperlo non ha particolari stati d’animo sulla tenuta del governo e nel Pd si trova per età a metà strada tra il vecchio e il nuovo: fra i candidati alla segreteria dunque è lui l’anti Renzi. E’ uomo di D’Alema anche se vederlo solo in questa veste sarebbe fargli un torto perché ha una sua storia e un suo spessore. Il fatto però che, per smarcarsi dall’effervescenza discola e trash del sindaco, faccia il serio oltre ogni ragionevole dubbio, spinge chi lo legge a prenderlo sul serio. Ieri in un’intervista sull’Unità se n’è uscito con cose nuove fiammanti quanto un inedito di Sándor Márai.
17 AGO 20

Gianni Cuperlo non ha particolari stati d’animo sulla tenuta del governo e nel Pd si trova per età a metà strada tra il vecchio e il nuovo: fra i candidati alla segreteria dunque è lui l’anti Renzi. E’ uomo di D’Alema anche se vederlo solo in questa veste sarebbe fargli un torto perché ha una sua storia e un suo spessore. Il fatto però che, per smarcarsi dall’effervescenza discola e trash del sindaco, faccia il serio oltre ogni ragionevole dubbio, spinge chi lo legge a prenderlo sul serio. Ieri in un’intervista sull’Unità se n’è uscito con cose nuove fiammanti quanto un inedito di Sándor Márai. Il partito, dice, ha bisogno di un “cielo nuovo”, di un calendario civile per sconfiggere anche culturalmente la destra che ha rimpiazzato la politica con l’economia e cambiato drammaticamente il giudizio morale sulla disuguaglianza. Da qui la proposta di un new deal che riparta dalle persone, perché a fare parti uguali tra disuguali non si rafforza il principio di uguaglianza.
Ma veramente Cuperlo pensa che si possa uscire da questa crisi rispolverando vecchie ubbie? Eppure ha fatto buone letture, da ragazzo non è nemmeno andato alla “Ruota della fortuna”. Dovrebbe sapere che pensare che si debba o si possa essere eguali, persino di fronte alla legge, porta con sé immobilismo, stagnazione, in una parola melma. Nel paese dove l’égalité è stata inventata, la sinistra si è ravveduta e più prosaicamente cerca, fra ovvie difficoltà, di rendere meno distanti le condizioni di partenza. Se in Italia l’ascensore sociale è rotto, il Pd dovrebbe dire come intende ripararlo. Non buttare giù anche le scale.