Centralità finiane

17 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 15:26
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Che l'onorevole Fini affronti alcuni punti ritenuti centrali nella sua idea di politica è legittimo. Che questo lo faccia con sfumature modi e tempi poco lineari e cristallini non è da Presidente della Camera. Fa appello per un Parlamento forte quando si affaccia all'orizzonte un probabile ed ennesimo voto di fiducia richiesto dal Governo; ciò non avviene quando si tocca la tematica del vuoto di equilibrio fra politica e magistratura formatosi con l'abolizione dell'immunità parlamentare. Sottolinea con forza, all'interno del tema riforme istituzionali, la necessità di un nuovo patto di cittadinanza; non usa altrettanto vigore, se non in modo negativo e quasi mai propositivo, parlando della ristrutturazine della giustizia. Vuole vedere i partiti avere una centralità democratica sia nel confronto esterno sia in quello interno agli stessi; ma il richiamo a tale funzione avviene dopo un 'serrate le fila di Berlusconi' e non magari quando idee di riforma, bozze di vario genere, bocciature o avanzamenti di proposte, si decidono all'interno di trasversali flirt fra le numerose fondazioni lasciando fuori proprio i partiti stessi da Lui investiti come massime espressioni del dibattito politico. Tali serpentine ambigue, all'onorevole Fini sono concesse mentre al Presidente della Camera molto meno.