Un bel film patriottico. Peccato solo non sia la nostra patria

16 AGO 20
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Al direttore - Apprendo con costernazione che se ne va il direttore e prima che smetta volevo dirgli che non c’è giornale più convincente del Foglio. Innanzitutto il Foglio è come il pane buono, quello che anche dopo giorni si può mangiare magari riscaldato, così uno può leggere il Foglio anche dopo due settimane; poi il format, altro che un pacco di carta da ciclostile che causa subito ansia come quando si compra troppo da mangiare; ancora i caratteri: leggibili anche se allontanandolo un po’ ben distintamente. Ma per uno come me costretto a frequenti viaggi con pernottamenti in alberghi, talora sprovvisti anche del sapone, ecco una superficie e una consistenza perfette come scendiletto. E, poi a causa di una certa iperglicemia, essendomi raccomandata la bicicletta, un vero toccasana indossare il foglio sul davanti come sotto maglia anti vento. Un vero capolavoro, forse l’unico paragone era la Voce. Ecco io la penso così: il Foglio è irresistibile perché ha il profumo dell’intelligenza.
Maurizio Venturato
Al direttore - Tempo di crisi, resisto ai saldi, ma resisto solo tre giorni e poi capitolo… il suo “Royal baby” è mio! Lo leggo avidamente concludendo che per l’ennesima volta (sono innamoratissima da sempre di Lei!) mi ha veramente fatto Fessa Imperiale! Con aumentata stima e immensa simpatia!
Silvia Palmieri
Al direttore - Quindi mi sembra di aver capito che la prossima settimana noi diecimila foglianti passeremo dall’Elefantino alla Ciliegia?
Roberto Carletti
Al direttore - Ma le dimissioni dell’Elefantino con l’approssimarsi dell’elezione del presidente della Repubblica sono una mera casualità? Congratulazioni e auguri a Cerasa!
Mirko Tavella
Al direttore - Al peggio non c’è mai fine. Non ci bastavano Bergoglio, Obama, De Blasio, Hollande, Schulz, l’euroantisemitismo, il terrorismo islamico, i governi che finanziano, riscattando fanciulle, gli erigendi califfati in occidente, le costituzioni materiali fondate sull’intoccabilità delle ferie ai magistrati, le piazze indifese dalla polizia e in balìa degli antagonisti. E a scendere, non ci bastavano i Civati, i Vendola, i Landini. Adesso, a vergogna del popolo sovrano che, talora, è una pecora matta – vedi i tedeschi che votarono Hitler o i cecoslovacchi che premiarono i comunisti – oltre il 50 per cento degli indegni epigoni di Socrate regala all’Europa un’enclave nazicomunista. E già si affolla, come nel 1938 a Monaco, una pletora di imbecilli pronta al dialogo e a prendere le distanze dalla Merkel, che, giustamente – citando Mussolini per una volta in positivo – vorrebbe spezzare le reni alla Grecia.
Giancarlo Lehner
Sarei meno pessimista o apocalittico. I greci ne hanno prese e hanno pensato di riscattarsi con un grido di dolore di nome Tsipras, e vabbè, certe cose sono comprensibili, un po’ di caudillismo allegro e macho non metterà a posto le cose, ma non è la fine del mondo.
Al direttore - E se sarà scontro con la Troika, la Grecia che farà? Spezzerà le reni all’Europa?
Claudio Serra
Al direttore - La vittoria di Tsipras ha confermato, una volta tanto i sondaggi. Di conseguenza si potrebbe scrivere di nessuna novità. Bisognerà vedere gli sviluppi. Una cosa è certa: sulle vicende greche hanno contribuito i comportamenti delle banche tedesche e da parte dei greci, negli ultimi cinque anni, sono stati fatti sacrifici enormi in uno stato dove i privilegi, vedi impiegati pubblici, imperavano più dell’Italia.
Giovanni Attinà
Al direttore - Se il film di Clint Eastwood, “American Sniper”, non piace a sinistra allora vuol dire che è un film intelligente, che è ben fatto, che non è palloso, che dice le cose come stanno, che alla fine vincono i buoni e soprattutto che non l’ha girato/prodotto uno dei loro sinceri democratici. Vadano pure a sballarsi di trattativa, corazzata Potemkin, seghe mentali d’avanguardia, caviale e psicoanalista. Io vado a vedere Eastwood e poi festeggio a pizza e birra con la ragazza prima del gran finale.
Guido Valota
Un film patriottico è un bel vedere, e un’indagine sofisticata sulla massima semplicità dei sentimenti lo completa. Peccato la patria non sia la nostra.