Strage in Norvegia: analisi psicologica di Feltri
16 AGO 20

Ho letto l'articolo di fondo del 25 luglio di Vittorio Feltri sulla strage in Norvegia. Mi è piaciuto molto anche se ahimè il contenuto è molto triste e la conclusione molto amara. La trovo un'analisi particolare di matrice psicologica che va a studiare l'animo umano spinto alla difesa del proprio io piuttosto che mosso da un'energica voglia di liberarsi di un eccessivo individualismo a favore di un maggiore altruismo. Sulla strage a Oslo e nell'isoletta di Utoya si sono finora spesi fiumi di parole volte soprattutto ad analizzare le cause che possono aver scatenato la furia omicida di un giovane di bella presenza. Quella che ci offre il Direttore de Il Giornale la trovo rara, molto interessante e quasi macabramente propedeutica al futuro. In effetti, nonostante la paura, la sorpresa, il panico provati dai giovani laburisti riuniti sull'isola, il lungo lasso di tempo di trenta minuti (in cui si è svolta la carneficina) e la presenza di ben 500 persone non sono riusciti a produrre una sorta di difesa che si potesse rispettare. Ognuno a caccia di auto-difendersi ma nessuno ha pensato (come ci ha suggerito Feltri) di aggrapparsi al branco per cercare di unire tutte le forze. E' triste pensarlo, ma tale tesi potrebbe essere proiettata in futuro nell'eventualità l'uomo dovesse affrontare un'altra furia omicida. Nella negatività non bisogna mai isolarsi ma unirsi agli altri.