Maroni: "Adesso fare pulizia"
Si dimette Belsito, il tesoriere indagato della Lega nord
Il tesoriere della Lega Francesco Belsito risulta indagato con l'accusa di appropriazione indebita aggravata oltre che truffa ai danni dello stato e finanziamento illecito al partito della Lega Nord. Il pm napoletano Henry John Woodcock era presente alla perquisizione insieme al Noe. Maroni consiglia a Belsito di "fare un passo indietro", mentre Berlusconi afferma: "Il Senatur non può essere nemmeno sfiorato dal sospetto".
16 AGO 20

Il tesoriere della Lega Francesco Belsito risulta indagato insieme a Stefano Bonet e Paolo Scala con l'accusa di appropriazione indebita aggravata oltre che truffa ai danni dello stato e finanziamento illecito al partito della Lega Nord.
Belsito, secondo quanto afferma il decreto della perquisizione compiuta dai finanzieri del nucleo tributario di Milano, avrebbe distratto soldi pubblici "per sostenere i costi della famiglia Bossi". La tesi dell’accusa parla "di esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord. Esborsi in contante o con assegni circolari o attraverso contratti simulati".
Il leghista ex ministro degli Interni, Roberto Maroni, ritiene che questo momento deve esser "preso per fare pulizia". E a Belsito consiglia di "fare un passo indietro".
Nel pomeriggio è intervenuto anche l'ex premier, Silvio Berlusconi, il quale ha affermato che " Il Senatur non può essere nemmeno sfiorato dal sospetto. Sopratutto, ha detto, "se si pensa a quanto Bossi si sia implicato personalmente al partito della Lega nord".
L'inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Roberto Pellicano. E' quanto comunica una nota ufficiale della Procura di Milano. Carabinieri e militari della Guardia di Finanza hanno proceduto questa mattina a perquisizioni nei confronti di uffici e locali che riguardano i tre indagati. Da quanto si è saputo oltre alla Guardia di Finanza i carabinieri che oggi si sono recati in via Bellerio sono quelli del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico di Roma e con loro c'é il pm napoletano Henry John Woodcock.
Stando a quanto spiega una nota firmata dal procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati, "sono state eseguite perquisizioni nei luoghi in disponibilità degli indagati, nonché di soggetti loro collegati". La procura della Repubblica di Milano, si legge ancora nella nota, "procede per il reato di appropriazione indebita aggravata a carico di Belsito Francesco, Scala Paolo e Bonet Stefano, con riferimento al denaro sottratto al partito politico Lega Nord".
I pm procedono "inoltre per il delitto di truffa aggravata ai danni dello stato a carico dello stesso Belsito con riferimento delle somme ricevute a titolo di rimborso spese elettorali". La procura, infine, procede "per truffa ai danni dello Stato a carico di Bonet Stefano e Belsito Francesco con riferimento alle erogazioni concesse allo Stato sotto forma di credito di imposta in favore della società Siram Spa con sede a Milano". I presunti reati sarebbero stati commessi "in Milano e altrove dal 2010 al gennaio 2012". L'attività di indagine, conclude la nota, "é svolta in coordinamento con le procura di Napoli e Reggio Calabria".
Le perquisizioni in corso hanno avuto luogo durante la mattinata di oggi nella sede della Lega e in quelle di società e aziende sono coordinate dalle procure di Napoli, Milano e Reggio Calabria.
Per quanto concerne l'indagine degli inquirenti partenopei l'ipotesi di reato formulata è di riciclaggio. A quanto si è appreso l'inchiesta della procura di Napoli scaturisce dall'indagine che portò al coinvolgimento del direttore dell'Avanti! Valter Lavitola e dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini.
I magistrati di Napoli sono alla ricerca di prove in relazione al presunto riciclaggio e indagano in particolare sui rapporti tra un imprenditore veneto e il tesoriere della Lega Francesco Belsito. Fonti della procura precisano che tuttavia la Lega non è coinvolta in attività di riciclaggio.
Secondo l’Adnkronos i presidenti di Camera e Senato sarebbero stati raggirati dalla truffa ai danni dello Stato. In base ad una legge del 1999, infatti i partiti beneficiano di rimborsi elettorali o finanziamento non strettamente legati a spese sostenute e per questo definiti atipici. La legge però impone un resoconto preciso sui conti dei partiti, che le varie sigle politiche presentano tutti gli anni a Camera e Senato.
In caso d’inottemperanza o di irregolarità nel fornire i rendiconti, il presidente della Camera e quello del Senato hanno l'obbligo di sospendere i rimborsi. L'ipotesi degli inquirenti milanesi, nell'indagine che riguarda la Lega, è che siano stati presentati resoconti non veritieri traendo in inganno, tra gli altri, proprio i presidenti di Camera e Senato.
La Lega in particolare, nell'agosto 2011, ha ricevuto un
rimborso elettorale da 18 milioni di euro circa sui quali potrebbe, e
questa è l'ipotesi degli inquirenti, essere stata presentato un resoconto non veritiero.
In caso d’inottemperanza o di irregolarità nel fornire i rendiconti, il presidente della Camera e quello del Senato hanno l'obbligo di sospendere i rimborsi. L'ipotesi degli inquirenti milanesi, nell'indagine che riguarda la Lega, è che siano stati presentati resoconti non veritieri traendo in inganno, tra gli altri, proprio i presidenti di Camera e Senato.
La Lega in particolare, nell'agosto 2011, ha ricevuto un
rimborso elettorale da 18 milioni di euro circa sui quali potrebbe, e
questa è l'ipotesi degli inquirenti, essere stata presentato un resoconto non veritiero.