Rigurgiti fazisti
“Soltanto Mediobanca è da acquistare”. Il consiglio di Morgan Stanley è giunto ieri mentre erano riuniti i consigli di amministrazione delle maggiori banche italiane per approvare i conti del terzo trimestre. Nessuno si è meravigliato o si è adirato. Ma anche nessuno si è entusiasmato, visto che – ha sentenziato Morgan Stanley – “il futuro delle banche italiane è incerto”, fatta eccezione appunto per l’istituto di Piazzetta Cuccia
16 AGO 20

“Soltanto Mediobanca è da acquistare”. Il consiglio di Morgan Stanley è giunto ieri mentre erano riuniti i consigli di amministrazione delle maggiori banche italiane per approvare i conti del terzo trimestre. Nessuno si è meravigliato o si è adirato. Ma anche nessuno si è entusiasmato, visto che – ha sentenziato Morgan Stanley – “il futuro delle banche italiane è incerto”, fatta eccezione appunto per l’istituto di Piazzetta Cuccia. Gli esperti di Morgan Stanley non escludono una nuova ondata di operazioni straordinarie di fusioni e acquisizioni nel settore creditizio. Obiettivo? Migliorare i conti dei singoli istituti. O magari salvare qualche istituto scricchiolante.
Dalle istituzioni continuano ad arrivare parole rassicuranti: le banche italiane sono solide, è il refrain. Lo ha ripetuto di recente anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante la Giornata mondiale del risparmio: gli istituti italiani, con quelli spagnoli, sono gli unici nell’area dell’euro a mantenere il livello del premio sui Cds inferiore a quello sul debito sovrano. In vista ci sono però le nuove regole di Basilea III che richiederanno “un rafforzamento significativo del patrimonio”, ha detto Mario Draghi. “Basilea III – ha chiosato ieri il presidente di Generali, Cesare Geronzi, dopo la lectio magistralis tenuta all’Università La Sapienza – limiterà qualche operazione ma è necessario che ci sia”.
La persuasione morale di Bankitalia è già in atto: le banche dovranno affrontare senza esitazioni l’irrobustimento dei patrimoni. Non solo: con un passaggio che molti osservatori hanno giudicato inedito, Draghi ha invitato le fondazioni, nel corso della recente Giornata del risparmio, a “impegnarsi” anche nella ricapitalizzazione delle banche. “Strano, le fondazioni non sono vigilate da Bankitalia”, ha notato un banchiere di lungo corso che preferisce restare anonimo. Ma la moral suasion di Palazzo Koch non è composta solo di parole. C’è chi ha notato come ci sia stata a sorpresa un’offerta di Intesa Sanpaolo per rilevare la maggioranza di Banca Monte Parma, il piccolo istituto emiliano che era sotto osservazione della Vigilanza di Bankitalia per problemi patrimoniali. Non mancano altri casi simili, come quello della Cassa di risparmio di Ferrara.
Chi non si stupisce di un corso di Palazzo Koch che gli osservatori più maliziosi definiscono faziano è Giancarlo Galli, commentatore e saggista, autore della “Giungla degli gnomi” (Garzanti): “Pur essendo sfavorito nella corsa alla presidenza della Bce, Draghi punta a quella carica. Quindi deve presentarsi con le carte in regola anche dal punto di vista nazionale – dice Galli al Foglio – per questo asseconda un riassetto del sistema bancario italiano, che non può avere né mostrare mele marce”. Galli scorge, a partire dal caso Monte Parma, un rapporto privilegiato con Banca Intesa: “L’Istituto centrale mi sembra individui nel gruppo guidato da Corrado Passera un elemento di stabilizzazione in alcune partite delicate che prevedono una raccolta anche di qualche coccio”, aggiunge il saggista che è al lavoro su una ponderosa biografia del presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, Giovanni Bazoli; biografia che la Garzanti conta di pubblicare nel 2012.
Chi non si stupisce di un corso di Palazzo Koch che gli osservatori più maliziosi definiscono faziano è Giancarlo Galli, commentatore e saggista, autore della “Giungla degli gnomi” (Garzanti): “Pur essendo sfavorito nella corsa alla presidenza della Bce, Draghi punta a quella carica. Quindi deve presentarsi con le carte in regola anche dal punto di vista nazionale – dice Galli al Foglio – per questo asseconda un riassetto del sistema bancario italiano, che non può avere né mostrare mele marce”. Galli scorge, a partire dal caso Monte Parma, un rapporto privilegiato con Banca Intesa: “L’Istituto centrale mi sembra individui nel gruppo guidato da Corrado Passera un elemento di stabilizzazione in alcune partite delicate che prevedono una raccolta anche di qualche coccio”, aggiunge il saggista che è al lavoro su una ponderosa biografia del presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, Giovanni Bazoli; biografia che la Garzanti conta di pubblicare nel 2012.
Patologiche ingerenze o fisiologiche azioni da vigilanti lungimiranti? C’è chi indica il caso Unicredit come paradigmatico dell’operato atarassico di Bankitalia: un vigile disinteresse che ha condotto alla defenestrazione di un banchiere come Alessandro Profumo, pur giudicato affine per formazione e stile con Draghi. Palazzo Koch, senza entrare nelle scelte degli azionisti, ha chiesto fin dall’inizio una chiara definizione dell’assetto di vertice. Ambienti di via Nazionale indicano anche nell’attivismo dell’Uif (l’Unità di informazione finanziaria) per contrastare il riciclaggio uno dei fattori qualificanti dell’opera di Bankitalia che sta producendo tra l’altro inchieste giudiziarie su diversi istituti.
Gli osservatori finanziari si chiedono però se questo strisciante riassetto bancario che sembra agli inizi sia compatibile con lo stato dei gruppi. Nelle principali istituzioni finanziarie, non solo a Palazzo Koch quindi, è arrivata un’analisi non pubblica di oltre cento pagine di tabelle elaborata dal centro studi Prometeia su un campione di 165 banche italiane. I conti degli ultimi anni non sono esaltanti. Le grandi banche hanno un ranking non eccellente sia per l’indice di redditività Roe (return on equity, ossia il rapporto tra utile netto e mezzi propri) sia per il leverage (totale attivo rispetto ai mezzi propri).
Gli osservatori finanziari si chiedono però se questo strisciante riassetto bancario che sembra agli inizi sia compatibile con lo stato dei gruppi. Nelle principali istituzioni finanziarie, non solo a Palazzo Koch quindi, è arrivata un’analisi non pubblica di oltre cento pagine di tabelle elaborata dal centro studi Prometeia su un campione di 165 banche italiane. I conti degli ultimi anni non sono esaltanti. Le grandi banche hanno un ranking non eccellente sia per l’indice di redditività Roe (return on equity, ossia il rapporto tra utile netto e mezzi propri) sia per il leverage (totale attivo rispetto ai mezzi propri).