Perché la cacofonia in rosso porpora

La chiesa cattolica non è palesemente in grado di rendere giustizia alle ragioni di Israele in guerra. Non può dire chiaramente ciò che è cristianamente e razionalmente vero: gli ebrei di Israele hanno diritto di esistere e di difendersi, hanno diritto di praticare la deterrenza militare come autodifesa nazionale.
16 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 16:10
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La chiesa cattolica non è palesemente in grado di rendere giustizia alle ragioni di Israele in guerra. Non può dire chiaramente ciò che è cristianamente e razionalmente vero: gli ebrei di Israele hanno diritto di esistere e di difendersi, hanno diritto di praticare la deterrenza militare come autodifesa nazionale, possono farlo a Gaza come in Libano, di fronte al rifiuto arabo e alla minaccia iraniana o siriana, tanto più al cospetto del maestoso, tremendo e profetico risveglio fondamentalista dell’islam politico. Benedetto XVI ieri ha pronunciato davanti al corpo diplomatico parole piene di decoro, di equilibrio, di significato, ma nell’aria fumosa di guerra è rimasta la eco di quanto ha detto un suo principe del Sacro Collegio, Renato Raffaele Martino. Il quale, invece di riconoscere che Gaza è una fortezza terrorista in cui un’organizzazione che vuole la cancellazione di Israele e l’eliminazione degli ebrei tiene in ostaggio la popolazione civile e se ne fa letteralmente scudo, ha bollato i soldati di Tsahal, lapsus imperdonabile, come potenziali kapò di un “campo di concentramento”.
Negli anni Trenta, e poi nei Sessanta, dal documento teologico di Friburgo alle polemiche conciliari che opposero l’interpretazione montiniana della enciclica Pacem in terris a quella di Lercaro e Dossetti, nel mondo culturale cattolico si è faticosamente cercato di rovesciare la dottrina della guerra giusta e di affermare l’incompatibilità tra cristianesimo e guerra moderna, come racconta Daniele Menozzi nel suo ottimo lavoro per il Mulino. Non si è cavato un ragno dal buco. Ma si è politicamente e profeticamente paralizzata (o banalizzata in senso pacifista) la voce della chiesa. Paolo VI nell’ottobre 1965 disse all’Onu: “Finché l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo; ma voi, coraggiosi e valenti quali siete, state studiando come garantire la sicurezza della vita internazionale senza ricorso alle armi”. Contemporaneamente, discutendosi della Costituzione apostolica Gaudium et spes, don Giuseppe Dossetti fu incaricato di stendere il discorso conciliare del cardinale arcivescovo di Bologna, Giacomo Lercaro: “Certo contro un ingiusto aggressore può essere legittima e doverosa la resistenza, ma solo la resistenza dello spirito, della superiorità sapienziale, della magnanimità...”.
Siamo ancora tragicamente lì.