L’eterogenesi del caos europeo
E se la crisi avesse rafforzato l’Europa? Il cambiamento è stato talmente rapido e fluido che pochi se ne sono resi conto. Ma se, fino a poco tempo fa, si parlava di sicuro sgretolamento dell’euro, e ancora adesso i timori di un’implosione secondo alcuni osservatori restano, oggi siamo quasi all’estremo opposto: cioè alla proposta choc del governatore della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, di istituire un “ministro delle Finanze” comunitario. Ci siamo arrivati per tappe, ma in modo lineare.
16 AGO 20

Proviamo a mettere in fila i passi più importanti. Anzitutto, la Bce ha esercitato, fin dallo scoppio della crisi, un ruolo attivo e sempre più protagonista: intervenendo anche con politiche non convenzionali (come il “quantitative easing”) a favore delle banche e degli stati per “amalgamare” il rischio in Europa. A giugno del 2010, è stato costituito il Fondo di stabilizzazione europea, con una dotazione iniziale di 440 miliardi di euro, che ha dato all’Ue uno strumento di intervento e riequilibrio fortissimo. Il coordinamento delle politiche di bilancio, uno degli aspetti più controversi del Trattato di Lisbona, è stato oggetto di una serie di riflessioni ad alto livello (come il rapporto di Mario Monti, voluto dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso), e soprattutto ha acquisito consistenza vera col “semestre europeo”, approvato dall’Ecofin nel settembre scorso. A marzo, il Consiglio europeo ha accettato la proposta della cancelliera tedesca, Angela Merkel, di un Patto per la competitività. Questo si aggiunge ai tradizionali sforzi dell’Ue per integrare i mercati armonizzando le regole.
Sul piano tributario, convergenze rilevanti si sono registrate principalmente nella lotta ai paradisi fiscali, ma è chiaro che questa è l’anticamera di mosse più ambiziose. Per arrivare, appunto, alla richiesta di Trichet, che va letta come il consapevole strappo (per ora solo intellettuale) verso la riunificazione al livello europeo dei poteri monetari (già esercitati dalla Bce senza condizionamento da parte dei governi nazionali) con quelli di bilancio. Come tutti i processi in itinere, anche questo – che potremmo definire di unificazione politica dell’Europa – è incerto, e gravido di opportunità così come di rischi. Si tratta di un’evoluzione inattesa e inconsapevole. Prenderne atto è necessario a capirla e, se del caso, indirizzarla.