Ferrara chiama Ferrarella
Il guardonismo di Corriere e Repubblica camuffato da libertà di stampa
Luigi Ferrarella, parlando tra corsivisti avversari, si è comportato lealmente. Ha incassato la precisazione del Foglio, a smentita del suo paragone tra il modo americano di usare le intercettazioni e quello italiano (il caso Blagojevic). Ai fatti non ha opposto resistenza, nemmeno resistenza civile. Poi ha cortesemente e ritorsivamente citato un mio editoriale. Leggi l'editoriale di Luigi Ferrarella - Leggi I fatti separati dalle intercettazioni - Leggi Senatore del Pd ci spiega le balle sulle intercettazioni da Cerazade
16 AGO 20

Confermo, naturalmente. Ma aggiungo quanto Ferrarella ha dimenticato di ricordare autocriticamente: il Corriere, come Repubblica e gli altri giornaloni, compresi quelli della destra berlusconiana, ha sempre fatto il contrario di questo “emendamento Ferrara” che ora propone al legislatore, e ha sempre pubblicato qualunque cosa fosse utile per sollevare scandalo, soddisfare il guardonismo dei lettori, fare copie e quattrini sputtanando chi c’entra e chi non c’entra, dare soddisfazione professionale a un modello di giornalismo tabloid, e il tutto con la scusa della libertà di stampa.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
