Il fallimento di Obama
Se entro il 2 agosto i repubblicani che controllano la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti e i democratici che controllano il Senato non avranno raggiunto un accordo sull’aumento del tetto al debito americano, il governo federale dovrà sospendere un decimo delle spese, potendo pagarle solo con il provento delle imposte e non con nuovo deficit. L’America sarà cioè tecnicamente in stato fallimentare. Leggi Così lo stallo sul budget mostra i limiti della leadership obamiana
16 AGO 20

Concretamente, considerato che quello dei T-bond americani resta il mercato più ampio e liquido a disposizione degli investitori internazionali, è difficile prevedere un cataclisma. Certo è che, in una fase di incertezza della congiuntura globale, anche un piccolo segnale di indecisione da parte della prima economia mondiale potrebbe avere ripercussioni piuttosto significative. Non a caso ieri il Fondo monetario internazionale ha ufficialmente preso posizione auspicando che il tetto del debito sia alzato al più presto: “Il debito su una traiettoria sostenibile – ha incalzato l’organizzazione internazionale con sede a Washington – è di importanza critica per la stabilità dell’economia americana, con impatti positivi per gli altri paesi”. Ieri le Borse europee hanno avuto un ennesimo assaggio degli effetti di questa incertezza che arriva (anche) da oltreoceano: tutti i listini del Vecchio continente hanno chiuso in negativo, se si esclude Francoforte. L’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 2,48 per cento, sommando alla titubanza di Washington quella degli investitori internazionali sul rischio sovrano del paese; i differenziali tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi sono balzati sopra i 290 punti, e probabilmente non aiuta l’annuncio del Tesoro che, con motivazioni un po’ vaghe, spiega che non effettuerà le aste dei titoli a medio-lungo termine di metà agosto. Ma il punto è che un fallimento negli Stati Uniti c’è già stato, ed è quello tutto politico del presidente Barack Obama.
Un fallimento iniziato praticamente sin dal principio della sua presidenza, che ha adottato una grandiosa politica di deficit spending, sotto la nuova etichetta dello “stimolo fiscale”, ignorando allora il tetto del debito e scommettendo su una crescita impetuosa dell’occupazione e del pil che però tarda a venire. A differenza del limite all’indebitamento che invece è arrivato e in tutta fretta, a solo un anno dalla fine del suo mandato presidenziale.
Guarda il discorso di Obama alla nazione sulla situazione economica del paese