Francia senza idee e Uruguay realista, il pareggio è un inno alla noia

Inno alla noia a Città del Capo, dove la Francia si esibisce in una delle sue specialità: partire male. I vicecampioni del mondo giocano con sprazzi di vivacità e al sesto minuto Ribery dalla sinistra fa arrivare a Govou un pallone che implora di essere toccato in un modo qualsiasi per entrare. Piede troppo aperto, palla fuori. Sembra l’inizio dell’arrembaggio, e invece no. La Francia si imbolsisce e vaga senza idee. L'Uruguay non è quello del 1930 ma non ha paura di sudare.
16 AGO 20
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Dall’altra parte non c’è l’Uruguay del 1930 o quello del 1950. Però non c’è nemmeno quello degli ultimi quindici anni, mai qualificato ed eliminato nel girone nel 2002. C’è una squadra che gioca, mena, non esalta, non pretende ma non ha paura di sudare. Forlan è di quelli che ogni allenatore vorrebbe sempre in campo: sacrificio, tanto gioco di sponda, quantità, qualità a intermittenza, ma stasera gira così. Un paio di occasioni se le ricava e al 72’ non si può non saltare sul divano quando spara fuori una palla pulita in mezzo all’area. Passano pochi minuti e l’Uruguay rimane in dieci: Lodeiro Benitez , entrato diciotto minuti prima, cerca senza successo di rompere un osso a piacere della gamba di Bacary Sagna. Seconda ammonizione, sotto la doccia.

Gli ultimi dieci minuti sono un assalto più in teoria che in pratica, con l’Uruguay che chiude bene spazi che la Francia non aggredisce come dovrebbe. Gara triste, senza reti e che nega anche l’emozione di veder perdere la Francia. Il momento più spettacolare della partita è quando l’arbitro, approfittando di un manto erboso dove nessuno sta in piedi, cerca con qualche timido successo di fare il moonwalker.