Fine dell’eccezione
Cofondatori erano e conviventi resteranno ancora, almeno così pare, malgrado ieri se le siano nemmeno tanto metaforicamente suonate. La rissa verbale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, fuori misura e fuori protocollo, non ha fatto altro che onorare le aspettative della vigilia e appagare il sottofondo irrazionale dei due protagonisti. Il carattere di entrambi ha preso il sopravvento temporaneo sulle ragioni logiche del progetto politico chiamato Pdl, e si è dispiegato attraverso due discorsi di non indimenticabile fattura increspati da sguardi, sbuffi, interruzioni e intemerate talmente esulceranti da innescare reazioni perfino muscolari. Leggi Fini provoca, il Cav. replica: un po’ rissa, un po’ discussione politica di Salvatore Merlo - Leggi Così è esplosa la rabbia vera tra due che prima si detestavano, ora di più di Stefano Di Michele - Leggi Vuoi vedere che Balotelli ha scritto il discorso per Fini? Da Cerazade
16 AGO 20

Cofondatori erano e conviventi resteranno ancora, almeno così pare, malgrado ieri se le siano nemmeno tanto metaforicamente suonate. La rissa verbale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, fuori misura e fuori protocollo, non ha fatto altro che onorare le aspettative della vigilia e appagare il sottofondo irrazionale dei due protagonisti. Il carattere di entrambi ha preso il sopravvento temporaneo sulle ragioni logiche del progetto politico chiamato Pdl, e si è dispiegato attraverso due discorsi di non indimenticabile fattura increspati da sguardi, sbuffi, interruzioni e intemerate talmente esulceranti da innescare reazioni perfino muscolari.
Il Cav. aveva predisposto un algido spettacolo di democrazia partitica cucito sulle misure del suo antagonista, visto che costui la democrazia reclamava, ma poi ha ovviamente voluto enumerare i successi del proprio centralismo carismatico, tessendoli come una trama destinata a soffocare il dissenso. Fini aveva in mente di provocare battaglia e c’è riuscito. La sua oratoria generica – troppa Lega al nord, troppo poco patriottismo a Roma e male dappertutto il Pdl – ha avuto un guizzo di buon senso, ma contundente, quando il presidente della Camera ha invitato i presenti a non dare l’idea di rappresentare il partito dell’illegalità. Magari avrebbe dovuto aggiungere che la legalità in Italia è purtroppo un campo di battaglia politicizzato, e che la scelta garantista, non quella giustizialista, è nel Dna del Pdl. Quanto al resto, al netto delle minacce irrealizzabili, si baderà a non trasformare un problema politico in una lunatica questione disciplinare o in tafferugli parlamentari.
Ciò detto c’è il Pdl, creatura ricca di consensi quanto macilenta nella costituzione territoriale, che sta entrando in una strana fase di crescita. Il primo lavacro democratico, piaccia o no, ieri c’è stato sul serio. Dunque il Popolo della libertà non potrà più essere soltanto il palcoscenico variopinto del monologo politico berlusconiano, con la nomenclatura a far da fondale girevole della sua democrazia plebiscitaria. Ma il Pdl non è, né potrà essere, neppure ciò che reclama Fini con una ostinazione inferiore soltanto alla foga un po’ convulsa delle sue argomentazioni. Non sarà, il Pdl, una combinazione di bipolarismo metodologico e politicismo da Prima Repubblica, non corrisponderà al desiderio finiano d’un quadro di sistema stabile nel quale manovrare la rendita elettorale come ai vecchi tempi. Di palpabile, oltre al cozzo dei caratteri, c’è però la fine di un’eccezionalità.
Il Cav. aveva predisposto un algido spettacolo di democrazia partitica cucito sulle misure del suo antagonista, visto che costui la democrazia reclamava, ma poi ha ovviamente voluto enumerare i successi del proprio centralismo carismatico, tessendoli come una trama destinata a soffocare il dissenso. Fini aveva in mente di provocare battaglia e c’è riuscito. La sua oratoria generica – troppa Lega al nord, troppo poco patriottismo a Roma e male dappertutto il Pdl – ha avuto un guizzo di buon senso, ma contundente, quando il presidente della Camera ha invitato i presenti a non dare l’idea di rappresentare il partito dell’illegalità. Magari avrebbe dovuto aggiungere che la legalità in Italia è purtroppo un campo di battaglia politicizzato, e che la scelta garantista, non quella giustizialista, è nel Dna del Pdl. Quanto al resto, al netto delle minacce irrealizzabili, si baderà a non trasformare un problema politico in una lunatica questione disciplinare o in tafferugli parlamentari.
Ciò detto c’è il Pdl, creatura ricca di consensi quanto macilenta nella costituzione territoriale, che sta entrando in una strana fase di crescita. Il primo lavacro democratico, piaccia o no, ieri c’è stato sul serio. Dunque il Popolo della libertà non potrà più essere soltanto il palcoscenico variopinto del monologo politico berlusconiano, con la nomenclatura a far da fondale girevole della sua democrazia plebiscitaria. Ma il Pdl non è, né potrà essere, neppure ciò che reclama Fini con una ostinazione inferiore soltanto alla foga un po’ convulsa delle sue argomentazioni. Non sarà, il Pdl, una combinazione di bipolarismo metodologico e politicismo da Prima Repubblica, non corrisponderà al desiderio finiano d’un quadro di sistema stabile nel quale manovrare la rendita elettorale come ai vecchi tempi. Di palpabile, oltre al cozzo dei caratteri, c’è però la fine di un’eccezionalità.
Leggi Fini provoca, il Cav. replica: un po’ rissa, un po’ discussione politica di Salvatore Merlo - Leggi Così è esplosa la rabbia vera tra due che prima si detestavano, ora di più di Stefano Di Michele - Leggi Vuoi vedere che Balotelli ha scritto il discorso per Fini? Da Cerazade