Eurolimbo

Volete un’altra prova dell’inutilità delle elezioni europee e della pomposa levità dei candidati alle istituzioni di Bruxelles? Guardate al nervosismo latente dei mercati per i debiti di paesi come l’Italia; e soprattutto all’attesa ansiosa delle nuove misure espansive annunciate per giugno da Mario Draghi, laddove la Banca centrale europea non ha notoriamente nulla a che vedere con l’Europarlamento. Sul Corriere della Sera di ieri, l’economista Lucrezia Reichlin, ex Bce, ha scritto che “si sta mettendo la testa sotto la sabbia”, mentre “la crisi italiana non potrà dichiararsi finita finché il paese non avrà mostrato di sostenere il suo debito pubblico”.
16 AGO 20
Immagine di Eurolimbo
Volete un’altra prova dell’inutilità delle elezioni europee e della pomposa levità dei candidati alle istituzioni di Bruxelles? Guardate al nervosismo latente dei mercati per i debiti di paesi come l’Italia; e soprattutto all’attesa ansiosa delle nuove misure espansive annunciate per giugno da Mario Draghi, laddove la Banca centrale europea non ha notoriamente nulla a che vedere con l’Europarlamento. Sul Corriere della Sera di ieri, l’economista Lucrezia Reichlin, ex Bce, ha scritto che “si sta mettendo la testa sotto la sabbia”, mentre “la crisi italiana non potrà dichiararsi finita finché il paese non avrà mostrato di sostenere il suo debito pubblico”. Parole che coincidono con il nuovo record dell’indebitamento: 2.120 miliardi. Per Reichlin la soluzione sta in meccanismi intergovernativi di ristrutturazione dei debiti, anche solo come deterrenti. Secondo altri è invece Draghi a dover accelerare.
[**Video_box_2**] Perfino Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, apre ai tassi negativi sull’euro per mitigarne la forza sul dollaro: con il che la Germania, guardando all’export e alle materie prime prezzate col biglietto verde, mette momentaneamente da parte il tabù dell’azzardo morale. Draghi incappa invece nelle critiche italiane di Guido Tabellini, sul Sole 24 Ore, “per aver fallito l’obiettivo di controllare l’inflazione”: non certo perché troppo alta ma perché il gelo dei consumi nell’Eurozona la tiene lontana dal due per cento ottimale, né basta qualche occasionale aumento di decimali. Dal Financial Times il critico del rigore merkeliano Martin Wolf incita il capo della Bce “ad aprire le cateratte”: sennò Italia, Spagna, Portogallo e Grecia resteranno indefinitamente incagliate. Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan rivendicano, seppure con diversità di toni, rendimenti dei Btp ai minimi storici. Ma il Wall Street Journal nota che con l’inflazione rasoterra il loro costo reale è superiore di quanto potrebbe apparire dal solo spread: da qui l’effetto ottico di spread tutti allineati verso il basso. Senza contare che i “flying capitals” che oggi comprano potrebbero invertire la rotta. Manca ancora la crescita, e il dato atteso oggi del pil del primo trimestre non dovrebbe discostarsi troppo dallo 0,2 della Francia. Ma non saranno le elezioni né i nuovi euro-capetti a cambiare le cose. Come prima, tutto dipenderà dai rapporti di forza tra governi e dalla politica monetaria.