Elogio della Banca d’Italia
Mentre i politici – che assolviamo, è il loro mestiere – ed economisti, banchieri e tecnici di vario tipo – che invece mandiamo al diavolo perché dovrebbero basarsi sui dati di fatto – si perdono in chiacchiere intorno al concetto aleatorio e truffaldino della credibilità, il nuovo governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, debutta con una mirabile presentazione del secondo Rapporto sulla stabilità finanziaria del paese.
16 AGO 20

Mentre i politici – che assolviamo, è il loro mestiere – ed economisti, banchieri e tecnici di vario tipo – che invece mandiamo al diavolo perché dovrebbero basarsi sui dati di fatto – si perdono in chiacchiere intorno al concetto aleatorio e truffaldino della credibilità, il nuovo governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, debutta con una mirabile presentazione del secondo Rapporto sulla stabilità finanziaria del paese.
Il rapporto, composto di 66 fitte, analitiche e asciutte pagine, smonta uno dei luoghi comuni più gettonati del momento, che gira a manetta dai talk show ai manifesti confindustrial-sindacal-bancari: quello secondo il quale il nostro debito pubblico diverrebbe insostenibile se i rendimenti dei Btp superassero il 7 per cento. E quindi l’Italia starebbe per diventare insolvente, avviandosi a un inevitabile destino greco per via della “non credibilità” del premier. Ebbene, Visco, nominato dal Cav. ma mai sospettabile di simpatie berlusconiane o pidiellin-governative, spiega cifre alla mano che il debito italiano sarebbe sostenibile perfino con rendimenti all’8 per cento.
E questo grazie proprio agli impegni assunti dall’esecutivo in sede europea, che prevedono già da quest’anno consistenti e progressivi avanzi primari. Quindi, conclude il nuovo governatore della Banca d’Italia, anche se gli interessi sui Btp raggiungessero il 7,5-8 per cento, il rapporto tra debito pubblico e pil si ridurrebbe egualmente, o al peggio si assesterebbe. Ma non peggiorerebbe. Ipotesi certo da scongiurare; ma il governatore parla “assumendo come scenario di base l’evoluzione del rapporto deficit/pil incorporato nelle ultime previsioni del governo”.
Prende cioè seriamente gli impegni del Cav., al quale peraltro e giustamente ricorda che essi “vanno mantenuti con rapidità e coerenza”. In questo stabilisce una distinzione fondamentale tra credito e credibilità. Il primo lo si mette alla prova in attesa di giudizio; la seconda, la credibilità, si fonda sul pregiudizio. Per questo vi pascolano non solo l’opposizione, ma anche fautori a vario titolo e interesse di soluzioni tecniche, e i declinisti e catastrofisti in servizio permanente. Si leggano l’esemplare lezione che giunge dal più autorevole fautore della crescita di cui il paese disponga. Benedetto quel paese che può vantare istituzioni di garanzia come Bankitalia.