E' ancora la poca crescita a turbare l’Italia

Il salvataggio della Grecia farà bene all’Europa ma rischia di complicare la vita all’Italia, e a Via XX Settembre lo sanno bene. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è stretto tra un fronte esterno, di chi si fa due conti su come l’accordo europeo impatterà sul debito, e uno interno che guarda in particolare a un aspetto della manovra di luglio: il taglio lineare delle agevolazioni fiscali tra il 2013 e il 2014 che, salvo smentite, toccherà tabù come la prima casa, i mutui e le spese mediche. Leggi Il sonno politico di Europa e America genera tempeste nei mercati mondiali di Mattia Ferraresi
16 AGO 20
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Il salvataggio della Grecia farà bene all’Europa ma rischia di complicare la vita all’Italia, e a Via XX Settembre lo sanno bene. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è stretto tra un fronte esterno, di chi si fa due conti su come l’accordo europeo impatterà sul debito, e uno interno che guarda in particolare a un aspetto della manovra di luglio: il taglio lineare delle agevolazioni fiscali tra il 2013 e il 2014 che, salvo smentite, toccherà tabù come la prima casa, i mutui e le spese mediche. Repubblica e Unità in questi giorni cavalcano una anomala campagna anti tasse in stile Tea Party, ma i turbamenti riguardano anche Confindustria e Confcommercio, preoccupate per la crescita, e dilagano nel Pdl dove, secondo fonti governative, il Cav. ha deciso di vederci più chiaro.
Cominciamo dai mercati. Perché dopo il piano salva-Grecia, che dovrebbe dimostrare come nell’euro nessuno possa fallire, l’Italia soffre più di tutti? La spiegazione mette una volta tanto d’accordo i tecnici del Tesoro e Moody’s. Salvare Atene costerà all’Italia 13 miliardi in quattro anni; un onere non previsto per il debito che, in base alla manovra, doveva scendere invece al 116,3 per cento nel 2014. Senza contare, come notava ieri Guido Salerno Aletta su MF/Milano Finanza, “che c’è un aggravio per la finanza pubblica italiana pari al differenziale tra i tassi a cui vengono piazzati i titoli del debito pubblico italiano e quelli previsti dall’accordo” sulla Grecia che sono pari al 3,5 per cento a lungo termine. Abbastanza perché ieri, dopo un’asta di Bot e Ctz che ha registrato un atteso rialzo dei rendimenti, lo spread decennale tra Btp decennali e Bund tedeschi (considerati più sicuri) ritornasse ad aumentare, fino a circa 300 punti.

E’ per questo che Vittorio Grilli, che per conto di Tremonti ha seguito la trattativa, si è battuto fino all’ultimo, senza successo, per il ricorso agli Eurobond. Moody’s ha subito valutato che il salvataggio “rischia di indebolire il rating di Spagna e Italia” anche sul fronte della minore crescita. E su questo terreno incombe d’altra parte il taglio delle agevolazioni fiscali del 5 per cento (nel 2013) e del 20 (nel 2014) che Tremonti ha inserito nel decreto quale “clausola di garanzia” in caso di mancata riforma dell’assistenza da esercitare nella delega di riforma fiscale. Il problema è che il riordino di deduzioni e detrazioni doveva servire in origine come strumento per ridurre le aliquote, ma ora di quest’ultimo passaggio si è un po’ persa traccia. Ad aprire il fuoco è stata la sinistra che accusa il governo di reintrodurre surrettiziamente l’Ici (la cui abolizione fu fortemente avversata dal Pd) ma anche di penalizzare le famiglie dimenticando il quoziente familiare (cui il Pd era contrario). Ma le critiche giungono anche dall’area moderata. Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, l’operazione avrà un effetto depressivo dello 0,2 per cento, “per cui a fine anno non centreremo l’uno per cento di crescita, e figuriamoci dopo”. Altrettanto preoccupata è Emma Marcegaglia. Confindustria stima che su 47,9 miliardi di manovra oltre il 60 per cento sia dato da maggiori tasse: “Aumentano e non si tagliano spese e privilegi. Il rischio per la crescita è evidente”.
Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, prende di mira un altro aspetto: “Urge discutere di riforma tributaria per evitare che manchi il piano fiscale di rilancio ed equità. Tenendo presente però che il sistema ottimo non consiste nella riduzione del numero dei tributi ma nella minimizzazione delle distorsioni e nel premio alla produttività. Per l’equità non conta il numero di aliquote ma la riduzione della progressività. Ma questo, con l’aliquota massima al 40 per cento, non è ancora nel progetto Tremonti, mancando anche il quoziente familiare”. Arrivano però elogi inattesi: “L’Italia ha preso misure forti e il rapporto debito/pil calerà in fretta dopo il 2014”, ha detto ieri Lorenzo Bini Smaghi, membro del board Bce in attesa di collocazione. E il Cav.? Ha chiesto uno studio dettagliato sui tagli, molto preoccupato per quelli sulla casa. Nonché per la sparizione della riforma delle aliquote.