Europrecipizi
Così crollano le certezze dei rigoristi nordeuropei
Bruxelles. “Se l’Europa oggi conta solo il 7 per cento della popolazione mondiale, produce circa il 25 per cento del pil globale e deve finanziare il 50 per cento della spesa sociale globale, allora è ovvio che dovrà lavorare molto duramente per mantenere la sua prosperità e il suo stile di vita”. Per una volta, nell’intervista al Financial Times di questo fine settimana, Angela Merkel non parlava solo delle cicale del Club Med: “Tutti noi dobbiamo smettere di spendere più di quanto guadagniamo ogni anno”.
16 AGO 20

Bruxelles. “Se l’Europa oggi conta solo il 7 per cento della popolazione mondiale, produce circa il 25 per cento del pil globale e deve finanziare il 50 per cento della spesa sociale globale, allora è ovvio che dovrà lavorare molto duramente per mantenere la sua prosperità e il suo stile di vita”. Per una volta, nell’intervista al Financial Times di questo fine settimana, Angela Merkel non parlava solo delle cicale del Club Med: “Tutti noi dobbiamo smettere di spendere più di quanto guadagniamo ogni anno”. Con due semplici frasi, la cancelliera tedesca ha ricordato ciò che i mercati tendono a dimenticare: nel medio-lungo periodo anche le fortissime economie del nord che beneficiano della tripla A – Germania compresa – hanno di fronte sfide enormi. L’Olanda rischia di andare a sbattere contro il “precipizio” del debito privato. La Germania inizia a intravedere il “demographic cliff” che potrebbe distruggere il suo modello economico e sociale.
“Gli squilibri eccessivi dentro l’area euro hanno destabilizzato l’Unione economica e monetaria” ha ricordato ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi: “Non dobbiamo permettere che questo accada di nuovo”. Nella zona euro “la debolezza economica si protrarrà nel prossimo anno con una graduale ripresa nella seconda metà dell’anno”, ha detto Draghi all’audizione presso la commissione Affari economici dell’Europarlamento. La situazione del Club Med sta lentamente migliorando: “Le esportazioni di beni e servizi sono cresciute del 27 per cento in Spagna dal 2009, e del 14 per cento per l’Irlanda, 22 per cento per il Portogallo e 21 per cento per l’Italia”, ha detto Draghi sottolineando che nei quattro paesi c’è stato un calo relativo del costo del lavoro per unità di prodotto. Insomma, per Draghi, “le riforme economiche portano frutti, anche se nel breve periodo i costi per i singoli cittadini possono essere considerevoli”.
Credito olandese e meteorologia tedesca
L’economia tedesca è invece appesa alla meteorologia: per la Bundesbank, la Germania sta andando verso “una sensibile contrazione del pil nell’ultimo trimestre dell’anno” a causa del rallentamento della crescita globale e di una contrazione della domanda nel resto dell’Eurozona. Nel primo trimestre del 2013, un’ulteriore contrazione potrebbe essere evitata, ma solo se la situazione meteorologica resterà “normale”, ha spiegato la Bundesbank. L’Olanda sta peggio: “Le previsioni indicano un declino economico sostanziale, seguito da una ripresa estremamente lenta”, ha avvertito la Nederlandsche Bank settimana scorsa. La Banca centrale olandese prevede una recessione dello 0,6 per cento nel 2013 con un deficit superiore al 3 per cento. Una bolla che già preoccupa Bruxelles: “I rischi per l’economia in Olanda sono principalmente legati al mercato immobiliare e all’alto debito privato”, ha riconosciuto la Commissione nel suo ultimo rapporto sugli squilibri macroeconomici nei paesi dell’euro. I prezzi dell’immobiliare sono crollati del 16 per cento dal picco del 2008. Le famiglie olandesi sono le più indebitate d’Europa, con un debito privato che nel 2010 superava il 250 per cento del pil. E’ una miscela esplosiva che rende l’Olanda vulnerabile a qualsiasi choc: la Commissione sta valutando se inviare la prossima primavera un allerta formale al governo dell’Aia. Per la Germania Bruxelles non intende muoversi ma riconosce che l’evoluzione demografica “costituisce una sfida per la sostenibilità delle finanze pubbliche”. Se i trend attuali proseguiranno, il “demographic cliff” tedesco arriverà solo tra una trentina d’anni. Secondo il rapporto 2012 della Commissione sull’invecchiamento, la popolazione in Germania dovrebbe passare da 81,8 milioni di persone oggi a 70,6 nel 2050. La percentuale di persone sopra i 65 anni salirà dal 31 del 2010 al 58 per cento del 2050. L’istituto Zew di Mannheim in settembre ha analizzato le conseguenze del “demographic cliff”: i costi per la spesa sanitaria e previdenziale aumenteranno sensibilmente con ripercussioni sul costo del lavoro per le imprese; le esportazioni e gli investimenti subiranno un netto calo; i pensionati inizieranno a consumare i loro risparmi per compensare il calo del reddito. Risultato: la bilancia dei pagamenti dovrebbe diventare deficitaria dal 2030, facendo così entrare la rigorosa Germania nello spendaccione Club Med.
Credito olandese e meteorologia tedesca
L’economia tedesca è invece appesa alla meteorologia: per la Bundesbank, la Germania sta andando verso “una sensibile contrazione del pil nell’ultimo trimestre dell’anno” a causa del rallentamento della crescita globale e di una contrazione della domanda nel resto dell’Eurozona. Nel primo trimestre del 2013, un’ulteriore contrazione potrebbe essere evitata, ma solo se la situazione meteorologica resterà “normale”, ha spiegato la Bundesbank. L’Olanda sta peggio: “Le previsioni indicano un declino economico sostanziale, seguito da una ripresa estremamente lenta”, ha avvertito la Nederlandsche Bank settimana scorsa. La Banca centrale olandese prevede una recessione dello 0,6 per cento nel 2013 con un deficit superiore al 3 per cento. Una bolla che già preoccupa Bruxelles: “I rischi per l’economia in Olanda sono principalmente legati al mercato immobiliare e all’alto debito privato”, ha riconosciuto la Commissione nel suo ultimo rapporto sugli squilibri macroeconomici nei paesi dell’euro. I prezzi dell’immobiliare sono crollati del 16 per cento dal picco del 2008. Le famiglie olandesi sono le più indebitate d’Europa, con un debito privato che nel 2010 superava il 250 per cento del pil. E’ una miscela esplosiva che rende l’Olanda vulnerabile a qualsiasi choc: la Commissione sta valutando se inviare la prossima primavera un allerta formale al governo dell’Aia. Per la Germania Bruxelles non intende muoversi ma riconosce che l’evoluzione demografica “costituisce una sfida per la sostenibilità delle finanze pubbliche”. Se i trend attuali proseguiranno, il “demographic cliff” tedesco arriverà solo tra una trentina d’anni. Secondo il rapporto 2012 della Commissione sull’invecchiamento, la popolazione in Germania dovrebbe passare da 81,8 milioni di persone oggi a 70,6 nel 2050. La percentuale di persone sopra i 65 anni salirà dal 31 del 2010 al 58 per cento del 2050. L’istituto Zew di Mannheim in settembre ha analizzato le conseguenze del “demographic cliff”: i costi per la spesa sanitaria e previdenziale aumenteranno sensibilmente con ripercussioni sul costo del lavoro per le imprese; le esportazioni e gli investimenti subiranno un netto calo; i pensionati inizieranno a consumare i loro risparmi per compensare il calo del reddito. Risultato: la bilancia dei pagamenti dovrebbe diventare deficitaria dal 2030, facendo così entrare la rigorosa Germania nello spendaccione Club Med.