Come battere Amazon

Sullo sfondo della colossale fusione fra le case editrici Random House e Penguin, controllate rispettivamente dal gruppo tedesco Bertelsmann e dall’inglese Pearson, echeggia un nome mai pronunciato ad alta voce dagli attori coinvolti: Amazon. Non sfugge che la creazione del gruppo editoriale più grande del mondo sia innanzitutto un’operazione per contrastare il potere di Amazon che, nonostante il fatturato in calo nell’ultimo trimestre e il prezzo del titolo in flessione, continua ad aumentare il numero di pezzi venduti, rigorosamente on line.
16 AGO 20
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Sullo sfondo della colossale fusione fra le case editrici Random House e Penguin, controllate rispettivamente dal gruppo tedesco Bertelsmann e dall’inglese Pearson, echeggia un nome mai pronunciato ad alta voce dagli attori coinvolti: Amazon. Non sfugge che la creazione del gruppo editoriale più grande del mondo sia innanzitutto un’operazione per contrastare il potere di Amazon che, nonostante il fatturato in calo nell’ultimo trimestre e il prezzo del titolo in flessione, continua ad aumentare il numero di pezzi venduti, rigorosamente on line. La guerra degli editori finora si è combattuta sul terreno della diversificazione dei prodotti: Amazon era impegnata a trovare una via per aggirare gli editori tradizionali, i quali invece cercavano di imbrigliare il competitor facendo cartello sul prezzo degli e-book. Cosa che ha puntualmente attirato le attenzioni di giudici e commissioni antitrust. La strategia inaugurata da Pearson e Bertelsmann è invece basata sulla potenza di fuoco che la joint venture sarà in grado di sprigionare, sulla massa critica di un gigante a due teste che prevede di fatturare 3,8 miliardi di dollari l’anno.
Non c’è una via alternativa a una virtuosa fusione per contrastare Amazon e lo sa anche HarperCollins, la divisione dei libri della News Corp. di Rupert Murdoch, che alla notizia della trattativa fra competitor si è immediatamente fatta avanti per rientrare nella partita. Random House controllerà il 53 per cento della nuova compagnia, mentre Penguin avrà la minoranza nel consiglio di amministrazione. Nell’immediato non cambierà molto dal punto di vista del modo di operare e dei contenuti, dicono i rappresentanti del nuovo gigante, quello che cambia sono i costi amministrativi ed editoriali che vengono abbattuti e la capacità di occupare il 25 per cento del mercato dei libri in lingua inglese. “Era inevitabile”, ha detto John Makinson, amministratore delegato di Penguin: “Meglio farlo subito che aspettare che si muovano gli altri”. Meglio, insomma, coalizzarsi e arrivare immediatamente allo scontro frontale con il colosso Amazon piuttosto che affidarsi a un’incerta scorciatoia per superare il grande avversario.