Vatti a fidare di Landini
Matteo Renzi ha coltivato un certo feeling con Maurizio Landini, segretario della Fiom e principale avversario interno di Susanna Camusso. Il congresso della Cgil si conclude infatti con lo strappo che mette fine alla fragile maggioranza nata per isolare l’ala radicale di Giorgio Cremaschi. In teoria Landini agisce in nome della trasparenza, non avendo né cifre né tessere (350 mila contro gli oltre 5 milioni della Cgil), eterodossia che gli è valsa la simpatia renziana. Tanto più se la Camusso accusa il capo del governo di “torsione della democrazia” e coltiva stretti rapporti con la vecchia guardia del Pd. Ma la tattica è una cosa, altra è fidarsi del Landini sindacalista.
15 AGO 20

Matteo Renzi ha coltivato un certo feeling con Maurizio Landini, segretario della Fiom e principale avversario interno di Susanna Camusso. Il congresso della Cgil si conclude infatti con lo strappo che mette fine alla fragile maggioranza nata per isolare l’ala radicale di Giorgio Cremaschi. In teoria Landini agisce in nome della trasparenza, non avendo né cifre né tessere (350 mila contro gli oltre 5 milioni della Cgil), eterodossia che gli è valsa la simpatia renziana. Tanto più se la Camusso accusa il capo del governo di “torsione della democrazia” e coltiva stretti rapporti con la vecchia guardia del Pd. Ma la tattica è una cosa, altra è fidarsi del Landini sindacalista. Se la Camusso rappresenta la Cgil retrò e superconcertativa, che dire della Fiom? Ieri, mentre Renzi dava a Genova il benvenuto a Shanghai Electric, il socio cinese che ha preso accordi per rilevare il 40 per cento di [**Video_box_2**]Ansaldo Energia, la Fiom bloccava la città per la vertenza Piaggio di Sestri Ponente, unica sigla ad aver scelto la linea dura. Così come in questi giorni alla Piaggio di Pontedera, all’Alenia di Torino, alla Avio di Rivalta, alla ex Alcoa di Portovesme. Nel frattempo Landini insiste a dire di essere stato “buttato fuori” dalla rappresentanza sindacale della Fiat, benché i contratti aziendali di Sergio Marchionne siano stati approvati da referendum. Da anni i metalmeccanici Cgil sono fuori da ogni logica occidentale: con loro a Detroit e Wolfsburg non si sarebbero salvate né la Chrysler e né la Gm, né si sarebbe rilanciata la Volkswagen. Se Renzi vuole cambiare l’Italia, i Landini possono andare per un breve tratto, non certo come compagni di strada.