Tra Uaw e Suv
Per il quotidiano americano Wall Street Journal, Sergio Marchionne non è più l’uomo che “suda” su ogni dettaglio di Chrysler, come venne definito in due pagine di ritratto-elogio all’indomani del ritorno al profitto della Casa americana, nel 2011, a due anni dall’ingresso di Fiat nel capitale. Chrysler ora genera utili mentre Fiat vende poco in Europa e vede vacillare la sua leadership nel mercato brasiliano; ormai Marchionne pare più un fardello, un usurpatore di valore.
15 AGO 20

Per il quotidiano americano Wall Street Journal, Sergio Marchionne non è più l’uomo che “suda” su ogni dettaglio di Chrysler, come venne definito in due pagine di ritratto-elogio all’indomani del ritorno al profitto della Casa americana, nel 2011, a due anni dall’ingresso di Fiat nel capitale. Chrysler ora genera utili mentre Fiat vende poco in Europa e vede vacillare la sua leadership nel mercato brasiliano; ormai Marchionne pare più un fardello, un usurpatore di valore. “Chrysler vale tre volte quel che vale Fiat se togliessimo a Fiat la partecipazione in Chrysler”, ha scritto ieri Holman W. Jenkis Jr. in un caustico fondo intitolato “il salvataggio americano di Fiat” (è il secondo editoriale critico che il Wsj “dedica” a Marchionne).
Il bersaglio è doppio: Marchionne viene perforato per impallinare il presidente Barack Obama, che ha spalancato le porte a Fiat con la pretesa di vendere agli americani auto di piccola cilindrata e poco inquinanti senza riuscirci: gli americani preferiscono i Suv Jeep Cherokee di Chrysler alla 500. Consumano di più ma grazie al basso costo del carburante in molti possono permetterseli. Il quotidiano picchia duro ora che Fiat è impegnata in serrate trattative con il fondo pensionistico del potente sindacato Uaw per acquisirne la quota azionaria e completare così la fusione con Chrysler: una sorta di “rapina” per il Wsj. Perdipiù la Uaw sta cercando nuovi punti di riferimento: potrebbe stringere alleanza con la Volkswagen in Tennessee, lontano da Detroit e da Marchionne. Non tutta la stampa Usa però lo osteggia. Bloomberg, ad esempio, dedica al “sogno americano” di Fiat-Chrysler un dossier in 12 puntate.