Perché l’Italia vista dall’estero pare addirittura opulenta

Sarà per effetto della svalutazione della sterlina (che però è un segnale indiretto di debolezza dell’economia britannica), ma il prodotto italiano ha superato quello inglese portando la nostra economia al sesto posto nel mondo. Sarà per la particolare composizione statistica del superindice utilizzato dagli esperti dell’Ocse, ma la pagella stilata da questa organizzazione per l’Italia porta una promozione a pieni voti, arrivando a definire “in espansione” la nostra economia.
15 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 09:49
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Sarà per effetto della svalutazione della sterlina (che però è un segnale indiretto di debolezza dell’economia britannica), ma il prodotto italiano ha superato quello inglese portando la nostra economia al sesto posto nel mondo. Sarà per la particolare composizione statistica del superindice utilizzato dagli esperti dell’Ocse, ma la pagella stilata da questa organizzazione per l’Italia porta una promozione a pieni voti, arrivando a definire “in espansione” la nostra economia. Le statistiche e le valutazioni internazionali, si sa, vanno prese sempre con una buona dose di cautela, ma anche qualche dato dell’economia reale (come un tasso di disoccupazione che resta di due punti e mezzo al di sotto di quello americano, oppure persino una crescita in valori assoluti del debito pubblico che è meno di un terzo di quella registrata in Germania) va nello stesso senso.
Così se Silvio Berlusconi parla di forti segnali di ripresa, a differenza di altri che continuano a usare termini più sparagnini e prudenziali, non è detto che questo sia soltanto l’effetto del suo proverbiale ottimismo. Naturalmente si può pensare che se nessuna banca italiana ha portato i libri in tribunale è perché criteri di una qualche cautela nel maneggio dei titoli tossici erano stati imposti da disastri precedenti, come quelli di Cirio e Parmalat, che la nostra industria automobilistica si è presentata pronta alla sfida della crisi attuale perché aveva dovuto fronteggiarne una interna assai grave in anticipo. Resta il fatto che nella crisi il mercato interno ha tutto sommato tenuto meglio di quello dei paesi concorrenti e che la metamorfosi industriale ha consentito di tenere sostanzialmente le quote del mercato internazionale, subendone comunque il restringimento.
Gli effetti della crisi internazionale non sono ancora finiti e potrebbero riservare qualche colpo di coda pericoloso, i problemi strutturali dell’economia italiana, a cominciare dal ritardo del Mezzogiorno, ovviamente restano con tutto il loro carico di contraddizioni, ma, vista dall’estero, l’Italia appare quasi opulenta. Da noi, naturalmente, ci si lamenta, come sempre e com’è giusto che sia. Tutti vorrebbero uscire dalla crisi con qualche vantaggio, le imprese sperano in un fisco meno predatorio, i lavoratori in un salario più adeguato, i ministri vorrebbero qualche soldo in più da spendere, ma intanto regna la pace sociale, il confronto tra le prospettive economiche ha perso gli usuali caratteri catastrofisti, insomma la nave va.