Ok il prezzo era congruo

Un aspetto particolare dell’inchiesta in corso su Filippo Penati, la valutazione di congruità del prezzo pagato dalla provincia di Milano per acquisire il pacchetto di azioni della Serravalle di proprietà della società Gavio, dopo una denuncia di Gabriele Albertini, allora sindaco della metropoli ambrosiana, è stato considerato poco rilevante dagli osservatori, il che è piuttosto curioso.
14 AGO 20
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Un aspetto particolare dell’inchiesta in corso su Filippo Penati, la valutazione di congruità del prezzo pagato dalla provincia di Milano per acquisire il pacchetto di azioni della Serravalle di proprietà della società Gavio, dopo una denuncia di Gabriele Albertini, allora sindaco della metropoli ambrosiana, è stato considerato poco rilevante dagli osservatori, il che è piuttosto curioso. L’occhiuta procura milanese, in seguito a un esposto documentato di un sindaco che peraltro teneva eccellenti rapporti con il Palazzo di giustizia, ha scelto un collegio, di cui piacerebbe conoscere la composizione, e questo ha tranquillamente sancito che un aumento di valore di tre volte in pochi mesi era perfettamente giustificato. Alla luce dei fatti successivi quella perizia appare piuttosto compiacente. Questo, naturalmente, non giustifica i sospetti di illeciti connessi all’operazione, che caso mai dovranno essere provati autonomamente, ma segnala un atto di non buona amministrazione.

Segnala anche un errore o almeno una certa faciloneria della procura milanese, che dovrebbe essere spiegato meglio, se non si vuole che si sospetti che fu il segno politico delle amministrazioni comunale e provinciale a determinarla. Ai politici non si applica la presunzione di innocenza, ai magistrati si applica, al contrario, una presunzione di infallibilità. Eppure anche i magistrati possono sbagliare, a Milano come a Palermo. Ma anche quando ci sono dati precisi che dovrebbero suscitare interrogativi imbarazzanti, il sistema mediatico sembra non accorgersene. Anche così si crea un clima che rende tanto arduo esercitare il diritto alla difesa per chi copre o ha coperto cariche pubbliche.