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Capito che succedeva nelle redazioni di Murdoch? Quelli pubblicavano informazioni strappate alla sfera privata delle persone con lo scopo abietto di aumentare le vendite. Scandalo. Raccapriccio. Squallore. Questa, più o meno, è la linea nelle redazioni dei quotidiani italiani. Salvo che un minuto dopo tocca fare il resto del giornale. E allora che si fa? Si fa come gli inglesi: si mettono in pagina informazioni strappate alla sfera privata delle persone con lo scopo abietto di aumentare le vendite.
15 AGO 20

Capito che succedeva nelle redazioni di Murdoch? Quelli pubblicavano informazioni strappate alla sfera privata delle persone con lo scopo abietto di aumentare le vendite. Scandalo. Raccapriccio. Squallore. Questa, più o meno, è la linea nelle redazioni dei quotidiani italiani. Salvo che un minuto dopo tocca fare il resto del giornale. E allora che si fa? Si fa come gli inglesi: si mettono in pagina informazioni strappate alla sfera privata delle persone con lo scopo abietto di aumentare le vendite. Valga come esempio la pubblicazione in questi giorni delle chat fra Salvatore Parolisi, in carcere con l’accusa di omicidio, e la sua amante.
Anzi, a Londra il lavoro sporco era per certi aspetti meno ricco e dettagliato, perché gli spioni si limitavano ad annotare che il principe William s’era fatto male a un ginocchio, ma mai si sarebbero sognati di pubblicare le trascrizioni delle sue telefonate, che in Italia invece sono diventate genere letterario.
Ci spiegano da Repubblica che c’è differenza: la privacy degli ignari inglesi è da tutelare, quella degli italiani no, perché essi sono indagati. Non sono stati ancora dichiarati colpevoli, questo no, perché la sentenza durante la fase delle intercettazioni è ancora e soltanto un’ipotesi lontana nel futuro e in teoria sono cittadini al pari degli altri. Ma nella pratica sono evidentemente un po’ meno umani e quindi anche meno meritevoli di privacy. Dissentiamo con sgomento da questo modo di ragionare, ma ne capiamo la comodità. Vuoi mettere che pacchia quando non devi avere a che fare con esosi detective privati e a passarti tutto quello che ti serve sono direttamente le procure?
Anzi, a Londra il lavoro sporco era per certi aspetti meno ricco e dettagliato, perché gli spioni si limitavano ad annotare che il principe William s’era fatto male a un ginocchio, ma mai si sarebbero sognati di pubblicare le trascrizioni delle sue telefonate, che in Italia invece sono diventate genere letterario.
Ci spiegano da Repubblica che c’è differenza: la privacy degli ignari inglesi è da tutelare, quella degli italiani no, perché essi sono indagati. Non sono stati ancora dichiarati colpevoli, questo no, perché la sentenza durante la fase delle intercettazioni è ancora e soltanto un’ipotesi lontana nel futuro e in teoria sono cittadini al pari degli altri. Ma nella pratica sono evidentemente un po’ meno umani e quindi anche meno meritevoli di privacy. Dissentiamo con sgomento da questo modo di ragionare, ma ne capiamo la comodità. Vuoi mettere che pacchia quando non devi avere a che fare con esosi detective privati e a passarti tutto quello che ti serve sono direttamente le procure?