Meglio Sarko oggi o Le Pen domani?

C’è qualcosa d’intimidatorio nell’accerchiamento cui è sottoposto il presidente Nicolas Sarkozy nella sua battaglia per normalizzare la presenza degli euroimmigrati sul suolo di Francia. Di là dalle questioni procedurali, di là dagli infortuni letterali presenti nella circolare – già accartocciata – con cui il ministero dell’Interno parigino ha disposto che le espulsioni delle ultime settimane riguardassero “in particolare i rom”, si percepisce una sproporzione tra l’iniziativa di Sarkozy e le accuse.
15 AGO 20
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C’è qualcosa d’intimidatorio nell’accerchiamento cui è sottoposto il presidente Nicolas Sarkozy nella sua battaglia per normalizzare la presenza degli euroimmigrati sul suolo di Francia. Di là dalle questioni procedurali, di là dagli infortuni letterali presenti nella circolare – già accartocciata – con cui il ministero dell’Interno parigino ha disposto che le espulsioni delle ultime settimane riguardassero “in particolare i rom”, si percepisce una sproporzione tra l’iniziativa di Sarkozy e le accuse che gli vengono mosse dall’Unione europea e dalla turba dell’umanitarismo militante.

L’accostamento con le deportazioni naziste – azzardato dalla commissaria Ue alla Giustizia, Viviane Reding, che però ha ammesso l’enormità – suona oltraggioso per un leader europeo dal rotondo curriculum democratico e con un pedigree da figlio di migrante (con sangue ebreo). Ma suona anche come una stonatura nella capacità di decrittare il fenomeno delle migrazioni e dei conflitti etnici.

L’interventismo di Sarkozy, appoggiato dall’Italia ma abbastanza isolato nella Dieta di Bruxelles, obbedisce a una logica semplice: avocare dall’alto la potatura energica del nomadismo illegale, prima che il malanno sociale finisca per “risalir li rami” dalla periferia al cuore del paese, magari sotto l’urto di qualche xenofobo. Il piano di Sarkozy è criticabile quanto alla sua esecuzione materiale o, quando ci saranno, alla luce degli effetti prodotti. Ma la censura ideologica europea assomiglia all’imprudenza di chi, negando l’esistenza di un materiale infiammabile, avverte come lontani e sfocati molti focolai il cui spegnimento immediato finirà per rimpiangere.